Ai bimbi tutti che sono, e sono stati, protagonisti della nostra storia

Carissimi soci,

sostenitori,

compagni di viaggio in questa magnifica esperienza chiamata “Vento di Terra”

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sono passati dieci anni da quando, titubanti, ci siamo trovati in quattro davanti ad un notaio di Milano. Era, come da copione, una piovosa sera d’inverno. L’idea che avevamo condiviso e che andavamo ad ufficializzare, era dare legittimità all’infanzia in un mondo votato al conflitto e alla discriminazione. Uscivamo da un periodo magico e terribile, dall’incontro con la fredda disperazione dei campi profughi palestinesi e la carestia in Mozambico.

Un’idea che in breve si fece progetto, accoglienza, servizio. Varammo un guscio di noce, che nei mesi successivi riuscì a navigare tra le rapide della burocrazia, dei divieti e delle normative, militari o meno. Con i primi risultati, i Campi della pace in Italia con i bimbi palestinesi, crebbe la nostra capacità di proporre, e con essa il consenso.

Da quello stato nascente si è dipanata una narrazione, che ha portato un confronto tra l’idealismo iniziale e le costrizioni, ma anche la ricchezza, del reale. Narrazione che ci ha condotti anni dopo a tentare la realizzazione di una scuola di pneumatici usati in una zona di conflitto. Ci siamo trovati a impilare le nostre gomme di fronte ad un insediamento israeliano, accompagnati da un generoso architetto, un ingegnere, un poeta, un videomaker e ai nostri amici beduini. Comprendemmo in seguito come la scuola primaria di Alhan al Ahmar costituisse uno spartiacque. Un’esperienza che scandiva un “prima” e un “dopo”. Vento di Terra divenne un riferimento e ottenne l’ambito riconoscimento d’essere iscritta nel registro delle Ong. Sperimentammo la scomoda e straordinaria condizione di passare dall’interlocuzione con gli oratori e le associazioni locali, a quella con l’ONU, la diplomazia e la stampa internazionale.

Iniziò un percorso per conferme ed errori, che progressivamente trasformava l’esperienza in metodo e il metodo in nuova progettualità. Un percorso scandito da incontri straordinari, ma anche dalla comprensione dell’abisso della bestialità umana, prima tra tutte la guerra. E i compagni di strada divennero molti, moltissimi, anche se non tutti in buona fede. Beneficiammo di generosità, ma fummo bersaglio di arrivisti, approfittatori e sperimentammo la realtà Circo della cooperazione.

Una narrazione segnata da errori, quanto da un entusiasmo e un’energia inedite, dalla progressiva comprensione di possedere, quale gruppo di lavoro, potenzialità che non supponevamo. Il rilancio progettuale procedeva in sintonia con il consolidarsi della relazione con le comunità in loco. Una relazione che il più delle volte riusciva a superare la dialettica beneficiante – beneficiario, per un approccio orizzontale, creativo e paritario. A contatto con i nostri interlocutori, comprendevamo che Vento di Terra riusciva a farsi percepire nelle propria essenza e mission.

I risultati ci condussero ad elaborare il nostro progetto più ambizioso e metodologicamente maturo: la “Terra dei bambini”. Realizzare un’oasi per l’infanzia a Gaza, laddove la dimensione infantile è negata. Progetto complesso, che alla realizzazione dell’edificio in architettura bio climatica associava l’ambizione di operare una sintesi metodologica tra pedagogia libertaria e cultura araba. I risultati superarono ogni aspettativa e la “Terra dei bambini” divenne un modello.

Il volo terminò il 17 luglio del 2014, quando durante l’operazione “Margine protettivo” l’esercito israeliano decise di demolire la struttura. Un crimine che colpiva al cuore la comunità di Um al Nasser ove operiamo, quanto l’intervento di Vento di Terra nel suo complesso. Si trattò di un brusco richiamo alla realtà, che ci fece riflettere sul portato a lungo termine dei nostri progetti, sulla loro dimensione politica e soprattutto sulla relazione con la controparte. Comprendere sulla nostra pelle quanto i palestinesi e i rifugiati di tutte le latitudini sanno da sempre: che la nostra vita è immensamente più importante delle pareti che la contengono.

Alla demolizione della struttura non seguì la paralisi del progetto, ma un suo rilancio su altre basi. Lo slogan coniato all’indomani della sciagura -“La terra dei bambini vive!”- divenne prassi da entrambi i versanti del nostro mare. Determinazione a rispondere alla grammatica della violenza con il rilancio della costruzione, del dialogo e della speranza. Ne seguì un anno di incontri serrati, sensibilizzazione e preparazione di un nuovo progetto.

A fianco delle macerie, i servizi delle “Terra dei bambini” riaprirono a inizio di settembre. La sintonia e la capacità di problem solving aumentarono proporzionalmente alle difficoltà, mettendoci in grado di rilanciare la progettazione. È di queste settimane la notizia che il cantiere per la nuova “Terra dei bambini” aprirà a Gaza a metà novembre. Si tratta di un risultato eccezionale, dovuto in gran parte alle capacità espresse del nostro staff educativo di Um Al Nasser.

Potrà apparire singolare che ora io abbia rassegnato le dimissioni da Presidente della associazione cui appartengo e tanto mi ha donato. Non si tratta di una scelta improvvisata, quanto del compimento di un percorso. Oggi Vento di Terra non è più il guscio di noce che era. Necessita porsi nuovi obiettivi, dotarsi di nuovi strumenti, ristrutturarsi dal punto di vista organizzativo. Ampliare i propri ambiti d’intervento, le reti, i canali e le modalità di comunicazione. Se sento di aver svolto un lavoro apprezzabile in termini di sviluppo e promozione, non posso dire di sentirmi adatto per affrontare dal punto di vista organizzativo le sfide che si porranno nel prossimo periodo. Inoltre dieci anni di presidenza rappresentano un lungo periodo e il ricambio nelle funzioni, il confronto interno, rappresentano la linfa della vita associativa. Si tratta di mettere al centro di quell’organismo complesso e propositivo che è divenuta Vento di Terra la progettazione. Motivi che mi hanno spinto alla scelta, che posso definire meditata e gioiosa, delle dimissioni e, con queste, ad aprire una nuova pagina della mia vita umana e professionale.

Un grazie sentito ai molti che hanno accompagnato questa esperienza, alle nostre equipe di lavoro in Italia, Palestina, Giordania e Afghanistan, ai bimbi che frequentano le nostre scuole, quanto a coloro che mi hanno fatto comprendere appieno il senso di parole come avidità, egoismo e violenza.

Un augurio particolare a Barbara che, con il supporto di tutti noi, ha accettato di assumere la presidenza nel prossimo, sicuramente avvincente, capitolo di Vento di Terra.

Rozzano, 24 ottobre 2015

Massimo Annibale Rossi

Operatore umanitario

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