A lezione dai bulldozer

è stato un anno duro, ma credo mai come in questi mesi abbiamo rapidamente appreso… Abbiamo compreso che mai nulla deve essere dato per scontato, che i fautori della violenza contano sul nostro scoramento, che nelle persone è il valore più grande. Che bisogna in ogno caso rialzarsi. La Terra dei bambini era stata realizzata con sacchi di sabbia pressata, che rendevano i muri solidissimi. La bomba da una tonnellata regalataci dall’aviazione israeliana nel’ottobre 2013 avrebbe demolito qualsiasi edificio convenzionale. Gli architetti di Arcò avevamo studiato ogni dettaglio per rendere la struttura flessibile e difesa. Le finestre erano in plexiglass, tetti e pavimemti realizzati con ampio uso di legno e alluminio. Attorno alla Terra dei bambini si era inltre consolidata una significativa massa critica: MAE, CEI, Unione Europea, Regione Puglia… Eravamo convinti di avere realizzato una struttura in grado di difendere i diritti del’infanzia a tutto campo e divenire un centro di raccolta profughi in caso di attacco militare.
Ci sbagliavamo. Non pensavamo possibile potesse scatenarsi una terza macelleria “difensiva” in cinque anni. Di nuovo, non pensavamo che l’esercito israeliano potesse, anche temporaneamente, rioccupare parte della Striscia. Non avremo pensato che il “gioiello della cooperazione italiana” potesse essere demolito dalle ruspe blindate. Gli appelli e le notizie sempre più atroci che ci giungevano dal campo facevano tuttavia supporre già a luglio che la punizione contro i civili sarebbe continuata nel silenzio generale. Pochissimi in quei giorni di afosa vacanza europea ebbero il coraggio di chiedere cosa centrassero i migliaia di civili finiti sotto le bombe a Gaza con l’uccisione dei tre ragazzi israeliani in West Bank. è come si decidesse di radere al suolo la Val Seriana a causa dell’omicidio di Yara Gambirasio da parte del muratore di Mapello. In quei giorni la logica brutale e totalitaria della fraternità – terrore, portava ad usare come mazze le accuse di fincheggiamento alla jihad o di antisemitismo a quanti si opponevano al massacro. Ma sempre più in questa Europa – fortezza, tenuta insieme dalla paura, il richiamo al detto mussoliniano -chi non è con noi è contro di noi- prevaleva.
La Terra dei bambini è stata demolita. I diritti dei minori vilipesi, derisi, negati e noi non siamo riusciti a mantenere la nostra promessa. A Gaza non possono esistere “oasi per l’infazia”, perchè quando la punizione giunge, non si fanno eccezioni. E quando alla sede Italia iniziarono a giungere gli appelli disperati delle famiglie sfollate, il dolore fu non avere risposte. Nel sapere che il nostro governo, come l’Unione europea avrebbero girato la testa

.24esoteras
Non ci sbagliavamo tuttavia nel credere nella gente di Gaza e nelle nostre coraggiose maestre. Il centro sarebbe sopreavvissuto ai bulldozer, all’occupazione, alle bombe, continuando a vivere anche senza i nostri inutili sacchi di sabbia. Vento di Terra, nella maniera più amara e spietata, avrebbe imparato che nulla, proprio nulla che riguardi questa umanità immemore e malata, debba essere dato per assodato. La sospensione dei progetti ci avrebbe fatti vacillare, ma sull’esempio della gente di Gaza, Vento di Terra non sarebbe crollata. Avremmo cercato nuovi compagni di strada, nuova linfa negli incontri con le comunità locali, nel tentativo di bucare il velo di omertà mediatica che permane sul disastro di Gaza.
“Gracias a la vida que me a dado tanto”

Annibale

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