L’Europa vista da sud

Ieri al Convegno Eni “Acqua e sviluppo” un esimio cattedratico affermava che qualla araba non sarebbe una civiltà in quanto priva di arte pittorica e musica… Si è trattato a mio parere di un modo più elegante di affermare quanto sostengono i giovani skin delle periferie. “L’Islam a casa sua!”. L’islam sarebbe una forma di sottociviltà dedita al saccheggio e alle peggio nefandezze dai tempi più remoti… I giovani delle periferie difficielmente avranno visto Granada, ma il dotto professore sicuramente sì. La civiltà araba, se non in una primissima fase, non ha tollerato al suo interno la riproduzione di organismi viventi, animati da una scintilla divina, ma ciò non ne ha arrestato l’evoluzione artistica. La straordinaria miniatura, l’arte callligrafa, l’infinita ricerca sulla decorazione, ove il bianco marmo diveniva merletto. L’arte araba -tappeto, arazzo, bassorilievo- si esprime ad un livello di astrazione maggiore, al polo opposto della ricerca realistica che guida la pittura eurupea dall’alba umanistica. La definirei una forma artistica estremamente moderna, una costante ricerca del sublime, dell’astratto, che ha dato vita ad alcuni capolavori insuperati. Uno su tutti il Taj Mahal. L’Europa deve una parte importante del proprio sviluppo alla relazione con il mondo arabo. Mentre la foga di crociati e inquisitori copriva di sangue, intolleranza e roghi il vecchio continente, dall’altra parte del Medirterraneo e nell’Emirato di Granada, le religioni potevano convivere pacificamente. Molta parte della cultura greca sarebbe andata perduta senza la sapiente custodia dei bibilitecari e dei calligrafi musulmani. Ne potremmo parlare per giorni, ma appena spento l’eco delle parole, riapparirebbero i segni del peccato capitale d’Occidente: la superbia. è ancora il grande Edward Said a proclamare che il Re è nudo. “Orientalismo” analizza il complesso di superiorità occidentale, tracciando una linea di continuità tra colonialismo e unilateralismo imperialista

L’idea della separazione tra pensiero scientifico e sfera religiosa, che nutre l’illuminismo settecentesco, era stata teorizzata 6 secoli prima nell’Andalusia araba. Andalusia ove ebrei e cristiani convissero per secoli con i”mori”, facendo fiorire in pieno medio evo una delle più raffinate civiltà cui il pianeta abbia assistito. Con la “Reconcuista” d’Isabella di Castiglia l’idillio terminò e con questo la prospettiva di una società multietnica in Europa. Arabi ed ebrei furono espulsi nel 1492, avviando la Spagna ad un declino inesorabile. Averroè difendeva a livello teoretico Aristotele dalle accuse di al – Ghazali, vissuto due secoli prima, Mentre l’Europa in preda al fanatismo organizzava i suoi primi pogrom su vasta scala: le Crociate. Un altro libro fondamentale per vedere l’Europa allo specchio tratta il tema dalla parte dello sconfitto: “Le crociate viste dagli arabi”, di Amin Maalouf. L’appello di Clemon Ferrand lanciato da papa Urbano II -ora beato- scatenò il primo massacro in grande stile di ebrei, prima che le armate giungessero in Terra santa. Ebrei demonizzati, accusati di deificio, sacrifici umani erano arsi vivi nelle sinagoghe o costretti alla fuga verso est. Fuga nelle magnifiche steppe polacche e ucraine ove i loro discendenti avrebbero trovato la morte in massa per opera delle armate di Hitler.

Il fondamentalismo cattolico ha dunque radici profonde e si erge sulle medesime basi di ogni lettura acritica dei testi sacri: l’idea della propria superiorità. Un’idea tracimata nonostante le rivoluzioni e l’avvento del pensiero razionale, nella prassi delle madrepatrie durante la Prima rivoluzione industriale. La mappa de Medoriente attuale rivela infatti la scarsa perizia dei cartografi britannici, che dopo il Primo conflitto mondiale disegnarono confini rettilinei, protettorati e nazioni inesistenti nell’immoto spazio del deserto. Dopo il Secondo conflitto, un moto collettivo investì il pianeta, portando alla decadenza dei grandi imperi coloniali Gli arabi sciolsero i vincoli che li incatenavano alle potenze europee, ma i confini fittizi, gli interessi economici e le materie prime rimanevano lì, tra il deserto e la mezzaluna fertile. Utile, a fronte dell’inferno che ci si sta scatenando addosso, sarebbe ripercorrere questa tragica storia di massacro, usurpazione e fanatismo, comprendendo che il sangue, purtroppo, germoglia.

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