Macerie.

     
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Sì, l’asilo è un mucchio di macerie. S’intravedono i nostri preziosi libri, i giochi didattici, il guscio di un laptop con l’insegna Vento di Terra. C’è molto di noi in questi rottami e se ti soffermi troppo ti giunge come uno schiaffo la voce della memoria, il giorno dell’inaugurazione, la mia inutile lagnanza allo staff perchè i bambù della fitodepurazione erano troppo radi… Ora al posto della grande cisterna c’è un cratere, perchè dopo l’accurato lavoro di spianatura con i bulldozer, l’esercito israeliano ha ritenuto centrare quello che un tempo era il cortile con un razzo da un F35… I frammenti hanno colpito le case vicine e ferito un bimbo che un tempo frequentava l’asilo, Mahmud di 6 anni. Ci aggiriamo sgomenti cercando di fissare nella mente gli archi in legno e i tetti sagomati che tante volte avevamo accarezzato con lo sguardo. Siamo qui con le maestre, molte delle quali non avevano avuto sin ora il coraggio di tornare… Ci accompagnano i bimbi, quegli stessi che per 3 anni avevano potuto sognare d’essere come tutti gli altri. Anche noi avevamo sognato. Avevamo sognato che il centro con la bandiera d’Italia e l’insegna della Unione Europea li avrebbe difesi… Così non è stato…

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I bimbi ci accompagnano e raccolgono disegni, pagine strappate dei nostri libri, i manifestini che pubblicizzano il nostro sportello peditrico. Lo sportello pediatrico: l’eccellenza della Terra dei bambini, in funzione da appena un anno. Ci accompagna la coordinatrice della mensa, della quale non pare essere rimasto nulla.

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Ma la guerra è passata con il suo carico di distruzione e morte e bisogna pensare al futuro. Allo staff è molto piaciuto il nostro slogan “la Terra dei bambini vive!!”, ma in questo momento non sento di ripeterlo, suona falso. Ma è necessario rivolgere la mente al futuro, evitare di farsi risucchiare nell’abisso della rassegnazione. e queste donne, che mi ripetono “i palestinesi sono un popolo forte”, lo sanno. Hanno deciso di riaprire l’asilo in una sede provvisoria tra dieci giorni. Già le madri ci seguono per iscrivere i figli; la comunità si muove, Giungono proposte e tante richieste. Mille abitanti del villaggio sono ancora nella scuola dell’Unrwa di Beit Hanoun. Sono quelli che hanno perso la casa. è necessario organizzare un trasporto, perchè anche i loro bimbi hanno diritto a frequentare. Non so come, ma ce la faremo… Giunge una madre e ci chiede se apriremo. “Certo” risponde sicura F, la nostra coordinatrice, “Hanno distrutto i muri, ma non il progetto… Siamo ancora qui”. Si, è vero: “La terra dei bambini vive!!.
Da Gaza, Um Al Nasser Massimo Annibale Rossi

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