La prima settimana della Terra dei Bambini….

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Domani si conclude la prima settimana della Terra dei Bambini 2014 -15… Certo c’è un po’ di sconcerto nel pensare alle forme scolpite e ai tetti spioventi della vecchia struttura… ma ci sono molti bimbi nuovi e lo staff, grazie ai vostri contributi di queste settimane, ha rilanciato il servizio nella nuova sede. In un luogo più modesto, la nostra esperienza continua e si arricchisce di nuovi spunti e riflessioni… Certo il bidone riciclato sullo scivolo ricorda lontanamente i nostri giochi in plastica scintillante… Ma insieme, staff palestinese, italiano, bimbi e famiglie, abbiamo imparato che si può e si deve reagire… Non ci si deve arrendere ai soprusi e alle violenze, ma contnuare instancabili a costruire… Ed è straordinariamente bello e intenso per noi, che appena venti giorni fa ci aggiravamo per le macerie, vedere queste foto, percepire la determinazione delle nostre educatrici…

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Impressione comune è che nel disastro e nella sofferenza, i legami si siano rafforzati e sia nato un intento tra le varie anime di Um Al Nasser, prima assente… Certo, si tratta della prima settimana e i problemi da affrontare sono enormi… I bimbi hanno molto sofferto delle settimane passate sotto i bombardamenti. Molti di loro manifestano i sintomi dei traumi da guerra. Eneuresi notturna, insonnia, agorafobia, crisi di aggressività. Le madri sono sconvolte dalle recenti esperienze e necessitano supporto… Attendiamo una risposta a breve dalla Cooperazione italiana per poter avviare un servizio psicologico mirato… I nostri operatori sono tornati sul campo e ferve l’attività.
Il dato più incredibile è che i bimbi sono aumentati… Da 130 sono passati a 170 e molte madri si rivolgono a noi portandoci il loro carico di sofferenza, ma anche di speranza. La vita continua, aggrappata al tenue filo di una tregua “a tempo indeterminato” e alla speranza che le bombe smettano di piovere sulla gente inerme di questa Striscia martoriata. Ma questa settimana ci siamo proposti di concentrarci solo su pensieri positivi… Cari amici, la “Terra dei bambini” è viva più che mai!!!
Per Vento di Terra Massimo Annibale Rossi

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Tomorrow ends the first week of the Children’s Land 2014 -15 … Of course there is a bit ‘of melancholy in thinking the sculpted shapes and the sloping roofs of the old structure … But there are many new children in the Kindergarten and the staff, thanks to your contributions, relaunched the service in the new location. In a more humble, our experience continues and is enriched with new ideas and thoughts … Of course the recycled bin chute faintly reminiscent of our games in plastic scintillating … But together, Palestinians, Italians, children and families, we learned that we can and must react … We must not surrender to oppression and violence, but carry on tirelessly building … It is extraordinarily beautiful and intense for us, just twenty days ago walking into the ruins, to see these photos, perceiving the determination of our teachers …
Common impression is that in the disaster and suffering, the ties had strengthened and an new attempt is arise among the various souls of Um Al Nasser… Of course, this is just the first week of activities and the problems we’ve to face are enormous … The children have suffered so much in the past weeks because the intensive bombing. Many of them experience the symptoms of war trauma. Enuresis, insomnia, agoraphobia, crisis of aggressivity. The mothers are stroked by the recent experiences and need support … We await a response shortly by the Italian Cooperation to start with a psychological service… Our operators are back on the field and bustles with activities.
The most incredible is that the children have increased … Have passed from 130 to 170, and many mothers come to us bringing their burden of suffering, but also of hope. Life goes on, clinging to the tenuous thread of a precarious truce and the people just hope the bombs stop raining on the defenseless, battered Stip. But this week we proposed to focus our attention just on positive thoughts … Dear friends, the “Land of the children” is more alive than ever !!!
Vento di Terra Massimo Annibale Rossi   20140915_112828

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Il miraggio al di là del muro

I giornali riportano la notizia dell’ennesimo naufragio nel Canale di Sicilia. A memoria d’uomo, non si ricorda un’ecatombe del mare di tali proporzioni. I cadaveri un tempo affioravano dopo le battaglie e i naufragi, durante le guerre… Ma da dieci anni a questa parte parrebbe tempo di pace. La gente, quanti non voltano la faccia dall’altra parte, si chiede cosa stia accadendo. Cosa spinga questi disperati, che spesso non sanno neppure nuotare, a salire sui relitti del mare, in balia di pirati e banditi. A investire nel viaggio i risparmi di una vita. In Afghanistan ho conosciuto un ragazzo di 23 anni che aveva passato 3 anni in Grecia tentando di entrare nella fortezza Europa. Lui, non sapendo nuotare, aveva tentato più volte di entrare con i gommoni, anche dall’Albania, ma sempre era stato intercettato. Aveva tentato via terra, con il sistema dei TIR, nascondendosi nei container, ma era stato fermato alla frontiera. Aveva persino tentato a piedi… Alla fine, senza più soldi, era stato arrestato dalle autorità greche perchè il su permesso temporaneo era scaduto e internato in Centro per immigrati illegali. Una delle esperienze più tremende della sua vita. Una prigione sovraffollata, cibo scarso, mancanza d’igiene. Loro, i ragazzi che avevano affrontato l’inferno per arrivare in Europa, loro, disponibili come gl’Italiani di inizio ‘900 in America, a fare qualunque lavoro, trattati come criminali e lasciati a marcire in cella.
Ma per capire perchè una persona possa giocarsi il tutto per tutto nel Mediterraneo, come alla roulette russa è necessario fare uno sforzo di comprensione. Andare all’origine, compiere il viaggio in senso inverso… In Afghanistan la guerra iniziò nel 1979, con l’occupazione sovietica. La generazione di Ibrahim nato nel ’90, ha conosciuto i signori della guerra, i talebani, e i “liberatori” della Nato. Ognuno portà altra guerra. Ad oggi il Governo afghano ha un potere limitatissimo, controlla meno del 20 % del paese. I governi usciti da interventi armati occidentali o da guerre civili in cui l’occidente prendeva le parti di uno dei contendenti sono estremamente fragili e spesso invisi alla popolazione. è significativo che l’esserciti irakeno abbia abbandonato le posizioni e tutti gli armamenti a Mosul, di fronte all’Isis, senza neppure cmbattere. è significativo che dopo tre anni di tentativi e trattative con il “legittimo governo”, la Libia sia nel caos. Gaza è chiusa dal 2006 come una scatola di sardine. Un luogo dimenticato da dio e dagli uomini, ove un milione e settecentomila palestinesi lottano quotidianamente per un letto, un pezzo di pane, una bottiglia d’acqua. E in tutti questi luoghi, la responsabilità dell’occidente nella destabilizzazione regionale è schiacciante. I Talebani furono costruiti “in laboratorio” dai servizi segreti pakistani con soldi e consulenza Usa e saudita in funzione anti sovietica. L’invasione dell’Irak fu il peggior errore strategico dell’occidente e portò a una guerra civile endemica e alla disgregazione del paese. L’intervento in Libia sta seguendo una traiettoria simile. Quanto a Gaza, si tratta del peggiore fallimento della diplomazia internazionale. Di una situazione che sta velocemente scivolando verso una catastrofe umanitaria, ove si sono verificati tre bombardamenti intensivi in cinque anni sulla popolazione civile da parte d’Israele. Una stuazione che non appare avere via d’uscita. La storia d’Ibrahim è dunque una delle tante. Ogni comunità possiede un riferimento in Europa, nel tempo divenuto un miraggio. Gli afghani pensano alla comunità di Francoforte, i palestinesi all’Italia, i Magrebini alla Francia. Pensano ai loro parenti partiti negli anni ’90, quando raggiungere l’Europa era ancora relativamengte facile. Famiglie e lavoratori che al tempo vennero accolti, e che ora sono sostanzialmente integrati. Ma ciò che era compensibile un decennio fa, si è trasformato in un reato, sempre più sanzionabile. La chiusura delle porte dell’Europa non ha portato alla rinuncia dei migranti, ma al consolidarsi di bande di assassini e trafficanti disposti ad abbandonare le gente in mare per appropriarsi dei loro risparmi. Ibrahim è tornato ad Herat e si è salvato. Ma quali prospettive può dare l’Afghanistan ad un ragazzo di vent’anni? Cosa può pensare un suo coetaneo di Gaza nato e cresciuto in una galera a cielo aperto a scontare errori e scelte di altre generazioni?? Ma soprattutto, cosa faremmo noi al loro posto?? Accetteremmo di dilapidare speranza e voglia di vivere in un’attesa infinita come i loro padri, o cercheremmo una via di fuga? Ci uniremmo ai movimenti armati integralisti vagheggiando il ritorno alla purezza dell’Islam e all’emirato? Gli esseri umani non sono fatti per vivere nelle gabbie che l’Occidente sta creando dall’11 settembre 2011 in Asia. Gli esseri umani, come sancito nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo, anelano alla libertà. E per la conseguirla sono disposti a mettere a rischio la propria vita, ad affrontare il mare aperto, affidarsi ai predoni, patire la fame e la sete, rischiare di farsi centrare da una raffica di mitra. Quindi, il questo di fondo è “quanti di noi al posto di Ibrahim sarebbero rimasti a casa?”

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Gaza dopo il diluvio

Hamas parla di vittoria della resistenza. Netanhyau di brillante azione difensiva e di smatellamento della rete militare a Gaza. Le rispettive delegazioni non si sono incontrate, e si è giunti al penoso compromesso di una tregua a tempo indeterminato, il che significa quasi nulla. Tutti i problemi rimangono sul campo. La condizione della gente di Gaza, intrappolata nella Striscia da 8 anni, l’apertura dei valichi con Israele e di quello con l’Egitto. La legittimità di Hamas come rappresentante del Governo locale e legittimo interlocutore. La questione del disarmo delle milizia armate a Gaza. Israele ventila, ma non emerge alcun impegno scritto, una disponibilità a portare le miglia nautiche praticabili oper i gazawni da 3 a 6, a fare entrare materali umanitari e da costruzione, a rendere più elastico il sistema dei valichi. Hamas a controllare le milizie, evitare lancio di razzi ed azioni offensive. Punto.
Duemila duecento vittime, delle quali il 75 % civili, decine di migliaia di feriti, distruzioni per oltre 6 miliardi di dollari in uno degli ambiti più martoriati del pianeta. 250 mila senza casa. Per cosa per chi, per quale risultato?? Ieri il governo Netanhyau ha dichiarato la volontà del suo governo di requisire il corridoio che collega Betlemme a Hebron, con l’intenzione di rilanciarvi gli insediamenti. Benzina sul fuoco, atto unilaterale elevato a dottrina, rimozione dei fondamenti del diritto internazionale, rilancio della punizione collettiva eletta a metodo. Una strategia che, oltre ad esasperare una situazione al limite del possibile, deleggittima le elites moderate all’interno del mondo arabo, a favore dei fondmentalisti. per l’uomo della strada la domanda di fondo è: “Cosa hanno portato vent’anni di Oslo e di mediazioni?”.
La fragilità della tregua è evidente da molti punti di vista, e dalla mancanza della condizione base: tra gli interlocutori. Colpisce l’assenza. il completo disompegno, dell’occidente, occupato dal nuovo fronte ucraino. Si lascia al governo illegittimo del generale egiziano Al Sisi la mediazione nel conflitto centrale dell’esplosivo scacchiere mediorientale. Un governo che ha messo in galera i precedenti rappresentaati eletti -che piaccia o meno i Fratelli musulmani- e che ha comminato oltre 500 condanne a morte. Ma tant’è, l’Europa è altrove…
A Gaza il programma di ricostruzione post conflitto del 2009 non era ancora terminato, così come quello del 2012 ed ora… Tre azioni militari israeliane caratterizzate da bombardamenti a tappeto su quartieri civili in cinque anni. E il mondo diplomatico dorme sonni profondi. Tony Blair, inviato speciale del Quartetto da sei anni, si gode i ricevimenti nella nuova lussuosa sede del suo staff a Gerusalemme. Ma qui appare che nessuno debba rispondere dei risultati. Basta la presenza. Infatti non si poteva trovare un candidato al ruolo più inviso nel mondo arabo, in quanto Blair è stato tra i prncipali responsabili dell’ecatombe irachena. Un’azione militare totalmente ingiustificata, che ha provocato centinaia di migliaia di vittime, la disintegrazione di un paese un tempo florido, la destabilizzazione del medio Oriente.
Se la fotografia appare inclemente, in realtà sono in molti a veler ricercare strade alternative, a rendersi conto che l’attuale dinamica sta portando verso uno scontro globale. Tuttavia anche i più accaniti rottamatori, se onesti intellettualmente, devono ammettere che il ruolo negoziale dell’Italia nel dopoguerra nel Mediterraneo sia stato importante. E che la conferenza di Roma del 2006 con D’Alema Presidente del consiglio, abbia rappresentato l’unico successo diplomatico sullo scacchiere mediorientale nell’ultimo ventennio. L’accordo sul Libano ha coinvolto le milizie Hezbollah -come Hamas- considerate “terroriste”, e posto in sicirezza il confine nord d’Israele. Bene, si tratta di un segnale importante che dovrebbe essere valorizzato in una fase di rapida espansione del radicalismo islamico e di radicalizzazione dell’uniteralismo israelo-statunitense.
Sono molti a pensare che una nuova conferenza sul Mediterraneo sul modello di Roma, a cui le parti dovrebbero essere invitate a partecipare con decisione, avrebbe buone possibilità di stabilizzare la situazione. La gestione del conflitto non può essere lasciata a due parti che non si parlano, delle quali una possiede una potenza militare devastante, che periodicamente esercita senza nessuna considerazione per i diritti umani. La gestione del conflitto deve tornre priorità comune, mirando all’invio di un nuovo contingente internazionale d’interposizione sull’attuale confine tra Gaza e Israele.
Massimo Annibale Rossi

Gaza dopo il diluvio

Hamas parla di vittoria della resistenza. Netanhyau di brillante azione difensiva e di smantellamento della rete militare a Gaza. Le rispettive delegazioni non si sono incontrate, e si è giunti al penoso compromesso di una tregua a tempo indeterminato, il che significa quasi nulla. Tutti i problemi rimangono sul campo. La condizione della gente di Gaza, intrappolata nella Striscia da 8 anni, l’apertura dei valichi con Israele e di quello con l’Egitto. La legittimità di Hamas come rappresentante del Governo locale e legittimo interlocutore. La questione del disarmo delle milizia armate a Gaza. Israele ventila, ma non emerge alcun impegno scritto, una disponibilità a portare le miglia nautiche praticabili per i gazawni da 3 a 6, a fare entrare materali umanitari e da costruzione, a rendere più elastico il sistema dei valichi. Hamas a controllare le milizie, evitare lancio di razzi ed azioni offensive. Punto.
Duemila duecento vittime, delle quali il 75 % civili, decine di migliaia di feriti, distruzioni per oltre 6 miliardi di dollari in uno degli ambiti più martoriati del pianeta. 250 mila senza casa. Per cosa per chi, per quale risultato?? Ieri il governo Netanhyau ha dichiarato la volontà del suo governo di requisire il corridoio che collega Betlemme a Hebron, con l’intenzione di rilanciarvi gli insediamenti. Benzina sul fuoco, atto unilaterale elevato a dottrina, rimozione dei fondamenti del diritto internazionale, rilancio della punizione collettiva eletta a metodo. Una strategia che, oltre ad esasperare una situazione al limite del possibile, deleggittima le elites moderate all’interno del mondo arabo, a favore dei fondamentalisti. Per l’uomo della strada la domanda di fondo è: “Cosa hanno portato vent’anni di Oslo e di mediazioni?”.
La fragilità della tregua è evidente da molti punti di vista, e dalla mancanza della condizione base: l’incontro tra gli interlocutori. Colpisce l’assenza. il completo disompegno, dell’occidente, occupato dal nuovo fronte ucraino. Si lascia al governo illegittimo del generale egiziano Al Sisi la mediazione nel conflitto centrale dell’esplosivo scacchiere mediorientale. Un governo che ha messo in galera i precedenti rappresentaati eletti -che piaccia o meno i Fratelli musulmani- e che ha comminato oltre 500 condanne a morte. Ma tant’è, l’Europa è altrove…
A Gaza il programma di ricostruzione post conflitto del 2009 non era ancora terminato, così come quello del 2012 ed ora… Tre azioni militari israeliane caratterizzate da bombardamenti a tappeto su quartieri civili in cinque anni. E il mondo diplomatico dorme sonni profondi. Tony Blair, inviato speciale del Quartetto da sei anni, si gode i ricevimenti nella nuova lussuosa sede del suo staff a Gerusalemme. Ma qui appare che nessuno debba rispondere dei risultati. Basta la presenza. Infatti non si poteva trovare un candidato al ruolo più inviso nel mondo arabo, in quanto Blair è stato tra i principali responsabili dell’ecatombe irachena. Un’azione militare totalmente ingiustificata, che ha provocato centinaia di migliaia di vittime, la disintegrazione di un paese un tempo florido, la destabilizzazione del medio Oriente.
Se la fotografia appare inclemente, sono in molti a voler ricercare strade alternative, a rendersi conto che l’attuale dinamica sta portando verso uno scontro globale. Tuttavia anche i più accaniti rottamatori, se onesti intellettualmente, devono ammettere che il ruolo negoziale dell’Italia nel dopoguerra nel Mediterraneo sia stato importante. E che la conferenza di Roma del 2006 con D’Alema Presidente del consiglio, abbia rappresentato l’unico successo diplomatico sullo scacchiere mediorientale nell’ultimo ventennio. L’accordo sul Libano ha coinvolto le milizie Hezbollah -come Hamas- considerate “terroriste”, e posto in sicurezza il confine nord d’Israele. Bene, si tratta di un segnale importante che dovrebbe essere valorizzato in una fase di rapida espansione del radicalismo islamico e di radicalizzazione dell’unilateralismo israelo-statunitense.
Sono molti a pensare che una nuova conferenza sul Mediterraneo sul modello di Roma, a cui le parti dovrebbero essere precettate a partecipare, avrebbe buone possibilità di stabilizzare la situazione. La gestione del conflitto non può essere lasciata a due parti che non si parlano, delle quali una possiede una potenza militare devastante, che periodicamente esercita senza nessuna considerazione per i diritti umani. La gestione del conflitto deve tornare priorità comune, mirando all’invio di un contingente internazionale d’interposizione sull’attuale confine tra Gaza e Israele.
Massimo Annibale Rossi

Macerie.

     
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Sì, l’asilo è un mucchio di macerie. S’intravedono i nostri preziosi libri, i giochi didattici, il guscio di un laptop con l’insegna Vento di Terra. C’è molto di noi in questi rottami e se ti soffermi troppo ti giunge come uno schiaffo la voce della memoria, il giorno dell’inaugurazione, la mia inutile lagnanza allo staff perchè i bambù della fitodepurazione erano troppo radi… Ora al posto della grande cisterna c’è un cratere, perchè dopo l’accurato lavoro di spianatura con i bulldozer, l’esercito israeliano ha ritenuto centrare quello che un tempo era il cortile con un razzo da un F35… I frammenti hanno colpito le case vicine e ferito un bimbo che un tempo frequentava l’asilo, Mahmud di 6 anni. Ci aggiriamo sgomenti cercando di fissare nella mente gli archi in legno e i tetti sagomati che tante volte avevamo accarezzato con lo sguardo. Siamo qui con le maestre, molte delle quali non avevano avuto sin ora il coraggio di tornare… Ci accompagnano i bimbi, quegli stessi che per 3 anni avevano potuto sognare d’essere come tutti gli altri. Anche noi avevamo sognato. Avevamo sognato che il centro con la bandiera d’Italia e l’insegna della Unione Europea li avrebbe difesi… Così non è stato…

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I bimbi ci accompagnano e raccolgono disegni, pagine strappate dei nostri libri, i manifestini che pubblicizzano il nostro sportello peditrico. Lo sportello pediatrico: l’eccellenza della Terra dei bambini, in funzione da appena un anno. Ci accompagna la coordinatrice della mensa, della quale non pare essere rimasto nulla.

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Ma la guerra è passata con il suo carico di distruzione e morte e bisogna pensare al futuro. Allo staff è molto piaciuto il nostro slogan “la Terra dei bambini vive!!”, ma in questo momento non sento di ripeterlo, suona falso. Ma è necessario rivolgere la mente al futuro, evitare di farsi risucchiare nell’abisso della rassegnazione. e queste donne, che mi ripetono “i palestinesi sono un popolo forte”, lo sanno. Hanno deciso di riaprire l’asilo in una sede provvisoria tra dieci giorni. Già le madri ci seguono per iscrivere i figli; la comunità si muove, Giungono proposte e tante richieste. Mille abitanti del villaggio sono ancora nella scuola dell’Unrwa di Beit Hanoun. Sono quelli che hanno perso la casa. è necessario organizzare un trasporto, perchè anche i loro bimbi hanno diritto a frequentare. Non so come, ma ce la faremo… Giunge una madre e ci chiede se apriremo. “Certo” risponde sicura F, la nostra coordinatrice, “Hanno distrutto i muri, ma non il progetto… Siamo ancora qui”. Si, è vero: “La terra dei bambini vive!!.
Da Gaza, Um Al Nasser Massimo Annibale Rossi

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