Tecnologia italiana

Il 30 luglio, durante una tregua “umanitaria” la gente era uscita a fare acquisti al mercato di Shujaiya, Gli israeliani attaccarono con l’artiglieria provocando un nuovo massacro Tra i morti, tre giovani reporter palestinesi: Rami Rayan, Mohammed al Nour al-Din al-Deiri e Sameh al-Aryan. L’artiglieria puntò infine, disintegrandole, su due ambulanze giunte per raccogliere i feriti. In quell’occasione la gente di Gaza comprese che nessun mezzo le sarebbe stato risparmiato dall’esercito d’Israele.
Gli ultimi giorni prima della tregua furono i più pesanti. Oltre il mercato , le ambulanze venne distrutto l’ospedale di El wafa e colpite tre scuole dell’Unrwa, colme di sfollati.
La gente era stremata ed era dovenuto chiaro che gli israeliani intendevano rilanciare. La moschea è il centro della vita della comunità. Luogo sacro, di preghiera, socializzazione e attività caritativa. Il Palestinian Economic Council for Development ha stimato 40 milioni di dollari di danni ai siti religiosi. I raid hanno distrutto 75 moschee e ne hanno danneggiate 205. Tra gli edifici storici, la moschea di al-Omari a Jabaliya, del 647. Israele sostiene che dai luoghi sacri della città avvenisse il lancio di missili, ma è una tesi debole. è impensabile che Hamas abbia avallato un piano di distruzione sistematica delle moschee, erigendoli a rampe di lancio. In realtà appare il fatto che Israele abbia voluto colpire più duramente possibile, per sradicare tentazione “collanborazioniste” nella popolazione di Gaza.
La Torre degli Italiani porta questo nome perchè costruita con tecnologia del nostro paese. è formata da una base a due piani che ospita bar, ristoranti e uffici e dalla torre propria, alta 14 piani. Alle 22,30 del 26 agosto, la notte prima della tregua, un militare dell’esercito ha telefonato al portinaio. La torre è un luogo residenziale, abitata dall’alta borghesia gazawni, vicina a Fatah e a posizioni moderate. Ma il verdetto era stato emesso, e l’esercito dava 20 minuti per evacuare i 56 appartamenti dello stabile. L’uomo, preso dal panico iniziò a chiamare via citofono gli inquilini, poi con il telefono, ma alcuni erano a letto e non risposero… La gente si precipitava verso la tromba delle scale -in emergenza non bisogna usare gli ascensori- . ulando, spingendo, cadendo e rischiando di perdere i bambini. Nessuno pensò a portare nulla, nemmeno i soldi, e molti uscironi in pigiama. Il portiere non riusciva a svegliare alcuni inquilini anziani ed ebbe un’idea: usare infrangendo il regolamento l’ascensore. Lo fece, e salvò molte persone, andando a picchiare con le nocche sulle porte in legno… Alla fine tutti i 56 appartamenti, un miracolo, furono evacuati. Israele colpì duro con 10 minuti di ritardo e dagli F35 partirono 14 bombe ad alto potenziale. Ma la tecnologia italiana a volte è davvero vincente e la torre, a differenza delle altre colpite in quei giorni come la Zafer Tower, crollò solo a metà,
Ieri ci siamo arrampicati nella stretta rampa di scale. Cercavamo di comprendere cosa avessero pensato in quegli istanti gli inquilini della torre più elegante di Gaza. Al primo piano una bomba enorme impediva il cammino, incastrata tra le scale e una colonna di cemento armato. Le porte in legno laccato dei pianerottoli davano un senso di normalità. ma al decimo piano una porta dul lato ovest si aprì, scoprendo l’abisso sotto di sè. Tutta la colonna era crollata. La scala continuava a risucchiarci verso l’alto, fino a raggiungere il terrazzo. La visione dal tetto appariva impressionante, evidenziando l’enormità della devastazione.
Il portiere della torre chiacchiera ora volentieri con quanti gli chiedono di quella notte. è tranquillo, altero e neppure sospetta di essere un eroe. il bar sotto la torre, a metà inondato dalle macerie e senza più neppure una vetrina, ha aperto ieri e offre dell’ottimo te alla menta. Il Proprietario, fiero, mi ha detto che “bisogna dare un segnale alla gente e riprendere a vivere”…

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Da Gaza Massimo Annibale Rossi

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