La morte che giunge dal cielo.

 

All’epoca avevo 16 anni e aiutavo mio padre nella piccola litografia di famiglia. A Milano, porta Romana ove ora svettano i loghi degli stilisti, resistevano gli antichi laboratori atigiani. Tra questi un lattoniere, sempre indaffarato a saldare, rivettare, piegare… Il lattoniere era molto anziano, ed aveva deciso di morire sul suo banco di lavoro, ove aveva trascorso la vita… Ero un ragazzo curioso del mondo e delle pietre, delle voci del mio quartiere… Gli chiesi da quanto tempo lavorasse lì: “da sempre”, rispose con voce tenue. Aveva iniziato come garzone di bottega all’inizio del ‘900. Aveva allora 8 anni. Era già ragazzo quando scoppiò la Prima guerra mondiale e vide le parate militari, le truppe che partivano per il fronte, i fiori gettati dalle finestre, i sorrisi, l’eccitazione collettiva di quei giorni.
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Sorrisi che si spensero presto, con la terribile realtà della guerra di trincea, dei congelamenti, delle amputazioni, delle montagne di morti sul Carso. Oggi non esiste paese in Italia, anche la più piccola frazione, che non abbia un triste cimitero di guerra che ricordi que soldati. Erano ragazzi di 20 anni, convinti di continuare le gesta delle camicie rosse di Garibaldi, di portare a conclusione la grande epopea del Risorgimento. Anche il nostro lattoniere era per strada quel giorno con la bandiera con lo stemma dei Savoia, a gridare “Viva l’Italia”. Poi iniziarono a tornare i giovani che erano marciati sorridenti nelle strade del centro, grigi in una cassa da morto di legno d’abete. Le strade si riempirono di storpi e di orrore, i viveri vennero razionati e si capì che questa -che sabbe stata chiamata “La Grande guerra”- era un cataclisma che il mondo non aveva ancora visto. I sorrisi si spensero, ma il nostro giovane lattoniere continuava ad alzarsi alle 6 per essere presto al lavoro e a saldare, in silenzio.images (1)
Una mattina di primavera del 1917 avvenne un fatto incredibile, sconcertante. Si sentì un rombare di motori dall’alto, Sì, su nel cielo… Non era mai successo e la gente non capiva. Tutti uscirono per strada, con il naso puntato in alto. Comparvero degli aerei uno, tre, tanti, tantissimi… Mostravano la nera croce austriaca sulla coda. In un attimo la meraviglia si trasformò in terrore. Gli apparecchi austriaci scaricavano proiettili neri, bombe, che toccando il terreno esplodevano. In pochi attimi la sonnolenta Porta Romana degli artigiani di trasformò in un inferno. Le case bruciavano, le persone non sapevano dove scappare. Intere famiglie venivano fatte a pezzi. Ovunque l’acre odore della carne bruciata. Il giovane lattoniere aveva assistito al primo bombardamento aereo sul nostro paese…
1aguerraSono lontani quei momenti, ma se appena ci giriamo indietro possiamo comprendere quanto stia accadendo ai nostri fratelli a Gaza, in Iraq, in Siria, in Afghanistan… La “Grande guerra” non portò la pace, ma una guerra ancora più devastante, che si concluse nell’agosto del 1945 con l’uso del più potente ordigno di morte che l’uomo avevsse concepito: l’arma atomica. L’epilogo di quello sfilare di uniformi e fanfare, fu l’atroce rogo di due città, colme di civili innocenti, bimbi che andavano a scuola. Ricordando Hiroshima e Nagasaki.
Per Vento di Terra, per la “Terra dei bambini”, per la fine della morte che giunge dal cielo
Massimo Annibale Rossi download   

 

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