Il mercato di Shajaya, Gaza City

Di AK abbiamo già scritto nei giorni scorsi. Nostro referente nella Striscia, abitava a Beit Laja, accanto ad Um Al Nasser. Con l’acuirsi dei bombardamenti, con la famiglia ha dovuto lasciare la sua casa, ed è stato accolto dal fratello. Dopo qualche giorno il nord della Striscia è stato invaso via terra dagli israeliani, ed entrambe le famiglie fanno errato cercando rifugio. Una decina di giorni fa, è stata distrutta la casa del fratello, la settimana scorsa quella di AK. Nei successivi è giunta la notizia che anche la casa di loro sorella era stata distrutta. La donna aveva 3 figli, dei quali ne è sopravvissuto uno. Ora AK lotta quotidianamente per trovare pane e acqua, che sono saliti alle stelle nella Striscia, e ci manda appelli di aiuto ai quali tentiamo di rispondere come possiamo. domanni uscirà un appello di VdT per l’acquisto di beni di prima necesità. Quella di AK è una delle tante storie del massacro di Gaza, neppiure una delle più atroci, ma che ci colpisce da vicino operchè da anni lo conosciamo e stimiamo. Ieri notte sembrava fosse stata raggiunta una tregua, saltata questa mattina. Mercoledì, durante un cessate il fuoco temporaneo, la gente era uscita per tentare di comprare da mangiare. L’esercito israeliano ha tirato sul mercato di Shajaya, est di Gaza City, ucccidendo 17 persone… è una prova ulteriore dell’accanimento contro i civili che caratterizza questa azione militare. Un accanimento che ricorda un’altra strage ad un mercato, avvenuta negli anni ’90 a Sarajevo. quella volta le reazioni dell’occidente furono molto diverse e portareono ad un intervento armato contro la Serbia. L’attuale azione ha superato il triste primato in termini di vittime e di distruzione di Piombo fuso del 2009. Ma i danni morali saranno i più pesanti e rappresenteranno una tremenda ipoteca per la pace in Medio oriente. Come potremo continuare a dire ai nostri bimbi e alle loro famiglie di affidarsi alle agenzie internazionali, ai negoziatori e anche al nostro paese? Un’Italia che, a fronte di un tale disastro, non ha avuto il coraggio di votare all’ONU per l’avvio di una commissione internazionale sui crimini di guerra a Gaza. Dopo l’apolicalisse di Gaza, parlare e sostenere il metodo, le finalità della resistenza non violenta e civile è divenuto molto più difficile.

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