Segreteria della demolizione

I messaggi dell’esercito israeliano ai civili di Gaza partono da una segreteria telefonica. La famiglia che vive nel palazzo o nell’area target, viene raggiunta da una telefonata che la invita, per la “propria sicurezza”, a spostarsi… Spostarsi dove?? Sportarsi come?? Questo al latore del messaggio non appare importare. Avvisando, l’esercito pensa burocraticamente di aver adempiuto al proprio dovere in termini di diritti umani. Tra la gente di Jabalya, molti hanno ricevuto il messaggio martedì. Tra questi erano presenti numerossissimi sfollati, alcuni provenienti da Um al Nasser. Era impensabile che gli israeliani potessero colpire una seconda scuola dell’Unrwa, così come un intero quartiere a distanza di pochi giorni. Molti hanno pensato che gli ufficiali volessero solo spaventare. Ma durante le scorse due notti è stata colpita sia la scuola, sia i limitrofi condomini popolari di Jabalya. Ad ogni alba la Striscia scopre essere stato superato un nuovo livello di orrore e spregio dei diritti delle persone. All’inizio della settimana, l’esercito israeliano ha ufficialmente, con malcelata soddisfazione, affermato di aver eliminato 230 miliziani islamici, il che rappresentava una percentuale del 25 % sul totale delle vittime. Si sostiene, e d’altro lato si accetta passivamente, che sia legittimo eliminare 3 esseri umani inermi ogni militante armato. I “danni collaterali”, invocati a scusante della brutalità delle azioni militari contemporanee, divengono l’esorbitante priorità. Alla luce di questi dati provo vergogna per il voto d’astensione dato dal mio Paese all’Onu sulla commissione sui crimini di guerra israeliani a Gaza. Appare in tutta evidenza la politica dei due pesi e misure sostenuta dall’Occidente rispetto al conflitto israelo palestinese in particolare e al mondo arabo in generale. La condizione dei civili sotto i bombardamenti da oltre tre settimane di fatto sembra importare assai meno degli equilibrismi diplomatici e della preoccupazione di urtare la sensibilità di “stati amici”. La parola d’ordine di questa tremolante Unione Europea, è “non esporsi” o, più diplomaticamente, esaltare il “basso profilo”. Un profilo talmente basso che pare condurre la culla della democrazia, a strisciare. Non si condanna, non si prende posizione, si lascia campo libero al macello. Persino lsostenere l’avvio di una commissione d’inchiesta appare un passo tdroppo impegnativo. Non fu così durante altre crisi, quale l’invasione del Kuwait da parte dell’Irak nel 1990, quando la violazione del diritto internazionali portò a una mobilitazione generale e ad una azione armata. Azione portata a compimento nel 2002 con la devastazione del paese e il rivesciamento del regime di Saddam Hussein. cosa ne sia seguito è sotto gli occhi di tutti. Gli esempi potrebbero essere numerosi e darci modo di concludere che i Diritti universali dell’uomo paiono essere considerati prerogativa di un’élite tecnologicamente avanzata, ricca e armata. Tuttavia l’ignavia non paga sul lungo periodo. L’Europa rischia d’essere ricordata più per i propri fallimenti che per le esigue conquiste in termini di politica internazionale. Gli occhi del mondo arabo e del sud del mondo sono puntati su di noi, con quelli dei bimbi di Gaza.
Massimo Annibale Rossi

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