Un pennarello per la demolizione

Anni fa partecipai alla ricostruzione di una casa demolita dall’esercito israeliano. Allora compresi cosa fosse la contabilità della distruzione. Come i pianificatori dietro i loro monitor potessero giungere a considerare l’altrui vita dal punto di vista numerico: “La banalità del male”. Il luogo era Anata, un tempo ampio comune della periferia est di Gerusalemme, ora ridotto dalle ambizioni urbanistiche israeliane a una stretta lingua di terra. Il comune è situato in Area B, sotto amministrazione palestinese, ma permangono ai suoi lati due piccole strisce considerate Area C, il che significa sotto totale imperium israeliano. E lì sono avvenute e ancora avvengono le demolizioni.

Foto 2 La burocrazia della distruzione prevedeva l’invio di un ordine di sgombro, poi di un secondo, quindi la consegna dopo infiniti appelli da parte degi sventurati del definitivo ordine di demolizione. Prima dell’alba la casa veniva circondata, venivano dati 20 minuti alla famiglia per portare fuori le loro cose, quindi dato il via alle ruspe. Alcuni anni or sono accadde che un manovratore di origine palestinese, non se la sentì di demolire la casa di un fratello, e in piana azione fuggì con la ruspa blindata tra gli strali dell’ispettore e dei militari. Un particolare importante: non c’è identità di vedute tra palestinesi e israeliani su quale siano ad Anata i contorni dell’Area C. Ad Oslo i mediatori un pennarello a punta larga utilizzarono per tracciare le linee di demarcazione sulle mappe. Potremmo dire che la vita di intere famiglie ad Anata sia dipesa dalle dimensioni della punta di un pennarello. Strabiliante infine, che il sadismo della macchina burocratica delle case “illegali” -tutte palestinesi- arrivasse a far pervenire alle vittime un salato conto per le spese di demolizione…

 

Anata Home demolition_redu75Cito questa storia, in quanto la “Terra dei bambini” ha subito la stessa sorte delle case di Anata. Perchè la Terra dei Bambini, oltre che un centro per l’infanzia, era un sogno realizzato, una presenza quotidiana e, anche per noi, una casa. Un luogo ove si era certi d’essere accolti dai sorrisi dei bimbi e dalla sobria cortesia delle maestre. Un luogo molto, profondamente nostro. è difficile oggi pensare che il centro non esista più. è necessario un atto di forza della ragione, perchè la sua presenza è ovunque. Più di prima. Questa terribile esperienza mi ha fatto comprendere come prima non avrei potuto la sofferenza della perdita. Sentirmi ancora più vicino a quanti, da Anata, alla Siria, a Gaza stanno ora vivendo il trauma della separazione da un luogo amato.
Massimo Annibale Rossi

Anata Home demolition_redu056

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