Le anime belle della sinistra israeliana

Il Primo ministro Netanyahu ha telefonato ai genitori del ragazzo di Shu’fat bruciato vivo da un gruppo di coloni assetati di vendetta. Il gruppo aveva partecipato a una manifestazione a gerusalemme Est al grido “morte agli arabi!!”, quindi aveva colpito per vendicare la morte di tre giovani coloni, rapiti due settimane prima. Il premier ha condannato pubblicamente il grido dei pii macellai, ma è apparso a poche ore di distanza applicarne il credo. L’azione si chiama questa volta “Bordo protettivo”, e sta colpendo al cuore di Gaza. Una Gaza stremata da 7 annni di assedio, che conta 1,7 milioni di abitanti ammassati in 40 chilometri. Le bombe giungono dall’alto a capriccio, quasi si trattasse di un video gioco. Decine di edifici colpiti, 17 vittime nel primo giorno. I comandi israeliani, al solito, la definiscono “azione difensiva”. Per chi conosce la Palestina o mantiene un minimo di onestà intellettuale, si tratta di un’ennesima punizione collettiva. Il fatto è che neppure l’opinione pubblica israeliana, abituata da decenni ai misfatti del proprio esercito, crede alla tesi dell’eccesso di difesa. In realtà appare legittimo che la massima di biblica memoria “occhio per occhio…” venga applicata all’ennesima potenza. Che per ogni israeliano morto siano decine, centinaia le vittime palestinesi. Non piace la definizione di “punizione collettiva” alle ultime anime belle della sinistra israeliana, e meno ancora a quella italiana di Sinistra per Israele. I massacri perpetrati dalla macchina da guerra con la stella di David sono considerati “peccati veniali”. Come lo sono la colonizzazione selvaggia di quella speranza di vita che è stata la West Bank dopo Oslo. Lo sono il muro di separazione, le uccisioni mirate, gli arresti indiscriminati di minori e la pratica della tortura. Ma Israele era e rimane per costoro “l’unica democrazia del Medio Oriente” Cari Furio Colombo e Emanuele Fiano, non c’è democrazia in un paese per il solo fatto che esistano dei partiti e che si vada a votare. Non esiste democrazia senza rispetto dei diritti umani e della identità dell’altro. Abbiate almeno il coraggio di chiamare i fatti con il loro nome. 10488202_683329258410645_4653130395017080917_n

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