Il campo dell”Acqua blu”.

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Siamo tornati al campo rifuguati siriano “dell’acqua blu”. Abbiamo trascorso la giornata cercando una soluzione al problema. Trattamento dell’acqua con l’osmosi inversa, fonti alternative… Per prima cosa abbiamo verificato i tank, che il giorno prima avevamo chiesto di pulire accuratamente… Spendenti! Buon segno… Quindi abbiamo chiamato la compagnia per riempire le cisterne con acqua potabile. L’autobotte arriva dopo una mezz’ora e inizia le operazioni. Le cisterne da riempire dovevano essere 3, ma giunge un profugo da un gruppo di tende distanti 500 metri e chiede la sua razione… Alla fine i tank riempiti sono 6. IMG_3287 Consegnamo dei coupon per l’approvigionamento della prossima settimana. Nel frattempo appare un camion con le insegne di un’associazione del Kuwait. C’è una numerosa delegazione della NGO. Imbracciano macchine fotografiche e videocamere e stendono uno striscione promozionale. Sorridono instancabilmente, con loro una signora distinta ed elegantissima. A distanza, dal confine giungono scanditi colpi di artiglieria. Si aprono le porte del camion e inizia una surreale distribuzione di elettrodomestici… Surreale: qui non c’è una scuola, gente malata, l’acqua -fino a ieri- era imbevibile. Un kuwatiano elegantissimo si fa riprendere mentre consegna ventilatori e frigoriferi ai profughi. Chiedono che ad eseguire il ritiro siano le donne. Queste arrivano intimidite, faticano a comporre il desiderato sorriso. Tutta l’operazione dura una trentina di minuti. Noi ce ne stiamo in disparte con i nostri abiti coperti di fango e l’aria attonita. Poi altre foto di rito e, come è arrivato, il camion se ne va… IMG_3308Convochiamo una riunione improvvisata con gli anziani. Le donne ascoltano dietro una tenda, che le separa dallo spazio comune. La questione è fondamentale C’è attenzione, la concentrazione è massima. è presente Fabio Viviani, nostro esperto Acquatravel di purificazione, che di questa missione ha condiviso ogni istante… Dopo le prime battute, l’uovo di colombo: realizzare una derivazione all’impianto dell’acqua a monte, stendendo una conduttura fino al campo. Questo permetterebbe di superare a pié pari l’attuale pericolo di contaminazione da parte degli additivi chimici immessi dal proprietario nell’acqua durante l’irrigazione. Dopo le passate esperienze, siamo preoccupati della possibile reazione del proprietario del campo. Con un sorriso, ci rispondono “Ma è un palestinese!!”. Un palestinese, uno che del rifugiato ha vissuto tutte le sfumature, uno che capisce… Lo chiamiamo e giunge con una rapidità giapponese. è affabile, disponibile, felice del nostro interessamento e della nostra proposta. Ispazioniamo il tracciato, fino alla fonte. L’acqua, che esce copiosa, arriva dalle profondità della terra e viene pescata a 500 metri. IMG_3356è calda, come nelle oasi, segno che viene da est e ha attraversato il deserto. Davanti alla fonte stringiamo l’accordo: VdT realizzerà la derivazione, provvederà all’installazione di un’autoclave e stenderà una condotta lunga 1300 metri. Nel frattempo continueremo, tramire i coupon, a fornire acqua alla comunità con l’autobotte… I visi si rilassano, le mani si stringono, la tensione si scioglie nel sorriso. Anche il nostro amico palestinese appare contento: c’invita per una prossima cena a casa sua… Torniamo insieme verso il campo, i rifugiati dalle loro tende alzano il braccio in segno di saluto.

Annibale, da Mafraq, GiordaniaIMG_3350

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