Le vedove di Hamah


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Il campo sorge su di una superficie pietrosa. L’area è caratterizzata dalla presenza di rocce laviche simili a proiettili, che sinistramente richiamano l’altro lato del confine. Oltre, due scarni campi di grano, ove alle spighe si alterna spazzatura. Nel campo si respira un’atmosfera particolare, un senso di lutto. Sono in maggioranza donne e bambini, giunti di recente dalla Siria. Qualche vecchio. Ci accolgono nella tenda comunitaria e il racconto ha inizio: vengono da un villaggio vicino ad Hamah, 50 km nord di Homs. La città guadagnò gli onori delle cronache agli inizi degli anni ’80 per un massacro compiuto dalle truppe govenative ai danni degli insorti islamici dell’epoca. Si trattò di un’azione verso civili inermi dell’implacabile Assad padre. Il villaggio era abitato da pastori di radicata fede sunnita, le cui donne vestono abiti colorati e portano leggeri veli sui capelli.

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La comunità si rifugiò in Giordania lo scorso novembre, dopo aver sepolto 35 dei propri giovani. Il villaggio, occupato dagli insorti dall’inizio della guerra civile siriana, fu attaccato dai governativi negli ultimi mesi dell’anno, durante la controffensiva che avrebbe portato alla riconquista di Homs. I superstiti giunsero in Giordania guidati dagli anziani, con solo i vestiti indosso.

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Le vedove badano ai figli tenendo lo sguardo basso. Si sentono vulnerabili, appaiono terrorizzate dall’idea di essere internate a Zaatari o in un altro campo istituzionale. Il problema principale è la sopravvivenza. La comunità affitta il terreno da un vicino contadino, contraccambiando con il lavoro agricolo. Il contadino gli fornisce l’acqua, la stessa usata per l’irrigazione. Quando versa nella cisterna i fertilizzanti, li avverte per telefono di non bere per qualche ora, poi giunge l’ordine inverso. Siamo in missione con Fabio Viviani, l’esperto d’acqua di Vento di Terra, che da una prima ricognizione sulle taniche, rientra acciliato: ovunque tracce di agenti chimici. L’acqua ha una caratteristica colorazione azzurra, tracce di verderame e agenti chimici sono inoltre evidenti sul terreno. Particelle verdastre galleggiano sull’acqua considerata potabile. Ci consultiamo e comunichiamo al consiglio degli anziani che devono smettere immediatamente di utilizzare l’acqua del contadino. Non appaiono sorpresi, attendono munti e alteri. Giunge il messaggio atteso: domani verremo a controllare che le cisterne siano state lavate, poi Vento di Terra provvederà alle forniture fintanto non sarà possibile installare un impianto di depurazione o stendere una conduttura alternativa.
La tensione evapora, gli occhi rimangono ascitti, gli sguardi fermi. Stringiamo le mani agli anziani: domani saremo nuovamente qui…

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Per Vento di Terra Massimo Annibale Rossi

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