Vento di Terra a Bari


20140627_190019Ieri si è tenuta la prima serata di Vento di Terra a Bari… Si è parlato di Palestina, Siria, dei nostri progetti. Un pubblico interessato, documentato, al quale abbiamo comunicato le nostre proposte… Gli incontri pubblici appaiono il metodo più efficace per infrangere la cappa di silenzio che avvolge i conflitti attuali e le aberrazioni legate alla “Guerra umanitaria”. Palestina, Giordania e ancora Gerusalemme, ove batte il cuore della pace del pianeta. Molte le opportunità regalateci da questa solare ed accogliente Bari. Grazie alla nostra Annamaria, che qui rappresenta la nostra associazione, all’ospitalità dei Padri comboniani, stiamo incontrando gruppi locali, giornalisti, librerie… Persone interessate alla proposta e al metodo di Vento di Terra… Lunedì saremo a Mottola, per un nuovo incontro sulla crisi siriana… L’Italia è divenuta sede privilegiata del progetto VdT… è necessario intervenire sul piano della sensibilizzazione, diffondere informazioni e testimonianze, fare luce sulle cause e le responsabilità degli attuali flussi di profughi. Collegare sul piano del senso ciò che nella blindata e silente Europa avviene, con quanto accade sull’altra sponda del Mare comune.
L’augurio è mettere radici in questa terra di Puglia, tanto simile alla cara Palestina…. Realizzare incontri sulla inumanità della guerra, comunque venga giustificata, sul senso d’essere testimoni di pace. Oggi. Tessere reti tra quanti condividono un sentire comune e la necessità di superare retoriche e verbosità pacifiste in un’azione a favore delle vittime del presente. Ognuno secondo le proprie disponibilità, capacità, ma in termini di concretezza.

IMG_3514Oggi, 28 giugno, è l’anniversario dell’attentato di Sarajevo. 100 anni or sono l’arciduca Ferdinando, erede al trono d’Austro Ungheria veniva assassinato da uno studente serbo. Poche settimane dopo sarebbe scoppiata la Prima guerra mondiale. Un conflitto come l’umanità non aveva ancora visto, che non si sarebbe arrestato, tra crisi, totalitarismi e guerre civili, se non consumando gli orrori del nazismo… è necessario conservare la memoria per quest’umanità così poco presente a sé stessa, così poco cosciente delle proprie potenzialità distruttive. La guerra è un processo che si autoalimenta fino alla completa distruzione delle parti. Un processo che non prevede vincitori, ma solo vinti. Sarajevo avrebbe avuto quale esito inaspettato nella sonnolenta società d’inizio ‘900, il trionfo della più bestiale violenza. Un vortice insensato di distruzione avrebbe piagato il pianeta sino all’invenzione delle tecniche di sterminio di massa, la distruzione d’intere nazioni e, nell’agosto 1945, l’utilizzo dell’arma nucleare su Hiroshima e Nakasaki… La forza distruttiva dell’umanità è contrastata da una intenzionalità uguale e contraria, tesa all’armonia… A ognuno l’onere di una scelta…

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I profughi siriani e la Repubblica di Spagna






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I profughi siriani, come tutti gli esseri umani in fuga, possono rappresentare un grande affare… Li troviamo accampati accanto a un campo di pomodori… Hanno appena terminato la raccolta e camion multicolori e carichi fino al cielo l’hanno trasportata verso Amman. I profughi non hanno documenti, non possono spostarsi liberamente nè tantomeno lavorare… Quindi devono accettare qualsiasi condizione. è la sopravvivenza. ma quanto prende un raccoglitore di pomodori siriano abusivo per una giornata di 12 ore di lavoro?? 2 dinari (poco più di 2 €). Crediamo d’aver capito male: la vita in Giordana è poco meno cara che in Italia… Forse si tratta di una paga oraria…

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No, è il salario di un bracciante senza documenti. è la tragedia di tutti quanti devono scappare. I nostri intellettuali a Parigi negli anni ’30 facevano i traduttori o i muratori per paghe da fame. Gli ebrei tedeschi, gli apolidi, i perseguitati politici di tutte le dittature tra le due guerre erano costretti ad accettare qualunque condizione. Pur di sopravvivere. Nel 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, avvenne la sconfitta definitiva del Fruente Popular spagnolo. Una guerra civile durata tre anni e costata due milioni di morti, che aveva portato all’insraurarsi della terza dittatura fascista del continente. Le colonne dei repubblicani e le loro famiglie marciavano devastate verso il confine francese, con il cuore distrutto e una piccola speranza nel Paese della Grande rivoluzione. Le speranze finirono due anni dopo sotto lo stivale dell’occupante nazista. Tuttavia è interessante ritornare a quel periodo e rifrettere su quale fu l’atteggiamento del Governo francese in quei due anni…

IMG_3456Gli spagnoli, e con loro anche molti italiani, ridotti a spettri dalle privazioni degli anni di guerra, furono internati in poco democratici campi di concentramento. Su modello di quanto sta avvenendo in Giordania e più pudicamente a Lampedusa, il diritto d’asilo della repubblica, a fronte di reazioni interne, veniva di fatto sospeso, fino alla debacle del 1940 contro la Germania. I miliziani italiani dovettero fuggire nuovamente. Molti tentarono di raggiungere l’America latina, alcuni si unirono ai maquis francesi, altri tentarono di raggiungere gli Stati uniti, ove vissero da clandestini fino alla fine della guerra. Tutto era divenuto lecito per sopravvivere: documenti falsi, passaggio clandestino di frontiere, false indentità, lavorare come muli per un pezzo di pane… Il mondo ha la memoria corta, perchè ricordare ci porta ad identificarci con chi ora sta dalla parte bassa della clessidra.
da Amman Annibale

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Brother’s keeper

DSCN0651Il dato: tre ragazzi israeliani sono spariti mentre facevano autostop in Area C, Palestina. Per Israele la responsabilità e senz’altro dell’Autorità Palestinese ed immediatamente è giunta la risposta militare. L’azione è stata chiamata con certo sarcasmo “Brother’s keeper”.
Invito, se ancora esiste, qualche testa pensante a riflettere su alcune evidenze:
1) l’area C, che costituisce oltre il 50 % della Cisgiordania, è sotto autorità militare e civile israeliana. Ergo, se esiste una responsabilità per la sparizione, questa dovrebbe essere addossata all’Autorità civile israeliana che quel territorio gestisce dal 1967.
2) Se il fatto non è avvenuto nelle aree sotto responsabilità dell’Autorità palestinese, pare assurdo condannare questa per non essere intervenuta: come avrebbe potuto??
3) Sulla vicenda dei 3 ragazzi non ci sono rivendicazioni, nè prove reali di un rapimento. Mancando le prove, secondo i fondamenti del diritto, ad oggi manca il reato, figuriamoci il colpevole. Si tratta di una colpevolizzazione aprioristica, che ricorda più la logica dell’Inquisizione -che aimé il popolo ebraico dovrebbe ben conoscere- che il moderno stato di diritto.
4) Dopo i bombardamenti su Gaza, l’arresto dei minori, la costruzione del muro, l’espansione esponenziale di colonie nei territori palestinesi, passa sotto assoluto silenzio nella stampa internazionale che per la sparizione di 3 ragazzi uno stato possente possa metterne sotto assedio un altro inerme Avviare un’azione militare su larga scala, arrestare, ad oggi, 300 persone e uccidere due ragazzi.
5) Usando tutta la comprensione umanamente possibile è inconciliabile ogni pretesa di democrazia o umanitarismo con la prassi, qui evidente, della punizione collettiva dei civili. Anche ammesso, ma ad oggi non sono emerse prove, che i presunti responsabili del presunto rapimento, stiamo nei territori palestinesi, è accettabile che 2,5 milioni di persone ne paghino le conseguenze?
6) Enormi cartelli rossi avvertono all’ingresso delle aree A e B i cittadini israeliani che superare quel limite mette a rischio le loro vite e costituisce un reato. Perchè Israele permette ai ragazzini figli dei coloni di fare esibizione di spavalderia facendo autostop nella limitrofa Area C? Me lo sono domandato molte volte, percorrendo la strada che da Nablus conduce a Ramallah. E quei ragazzetti mi ricordavano gli adolescenti di San Paolo del Brasile, che rischiavano la vita facendo surf sui tetti delle carrozze della metropolitana.
In sintesi: al di là delle denunce dei pochi pacifisti superstiti, il giornalismo, gli intellettuali, il pensiero europeo paiono aver perduto ogni capacità analitica rispetto a ciò che accade al di là del campanile… il motto comune sembra essere voltare la testa dall’altra parte nel tema di possibili conseguenze… Non tutto è comunque perduto, a testa alta e con lucidità è necessario far aprire gli occhi ai nostri vicini di casa… Sostenere le poche e coraggiose agenzie stampa indipendenti. Ognuno a seconda delle proprie disponibilità e capacità, anche e soprattutto, all’interno d’Israele.
Annibale

Vdt workshop ad Amman!

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Questa mattina, nella nuova sede Vento di Terra di Amman, si è svolto il primo workshop dedicato ad operatori educativi e sociali. Hanno partecipato 8 giovani e preparatissime donne, tra le quali realizzeremo la selezione per il nostro progetto. è stata una opportunità stimolante di confronto tra percorsi e metodologie differenti… Un’opportunità che ci piacerebbe replicare in Italia alla presenza dei nostri operatori, ricordando alla terra dei campanili che la differenza rappresenta una risorsa straordinaria…

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Tempo di accordi?

alfredosomoza

Poche volte nella storia è capitato che si levasse un’ondata di curiosità e di preoccupazione attorno a un accordo commerciale come sta succedendo oggi con il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), che dovrebbe sancire la fine delle barriere commerciali tra Stati Uniti ed Europa. Solo in un’altra occasione ci fu tanto interesse per un trattato commerciale, fino alla sua bocciatura. Capitò con l’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe) proposta da George Bush ai Paesi del Sudamerica e che venne respinto da tre presidenti, Chávez, Lula e Kirchner, in un epico Vertice delle Americhe a Mar del Plata nel 2005.

Il TTIP è invece una creatura tenuta accuratamente lontana dalle piazze, e addirittura dai governi nazionali. Lo scorso 30 aprile Federica Guidi, ministro allo Sviluppo economico, ha riconosciuto nel corso di un question time alla Camera che «la documentazione negoziale del TTIP è riservata e che al momento neppure…

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Il campo dell”Acqua blu”.

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Siamo tornati al campo rifuguati siriano “dell’acqua blu”. Abbiamo trascorso la giornata cercando una soluzione al problema. Trattamento dell’acqua con l’osmosi inversa, fonti alternative… Per prima cosa abbiamo verificato i tank, che il giorno prima avevamo chiesto di pulire accuratamente… Spendenti! Buon segno… Quindi abbiamo chiamato la compagnia per riempire le cisterne con acqua potabile. L’autobotte arriva dopo una mezz’ora e inizia le operazioni. Le cisterne da riempire dovevano essere 3, ma giunge un profugo da un gruppo di tende distanti 500 metri e chiede la sua razione… Alla fine i tank riempiti sono 6. IMG_3287 Consegnamo dei coupon per l’approvigionamento della prossima settimana. Nel frattempo appare un camion con le insegne di un’associazione del Kuwait. C’è una numerosa delegazione della NGO. Imbracciano macchine fotografiche e videocamere e stendono uno striscione promozionale. Sorridono instancabilmente, con loro una signora distinta ed elegantissima. A distanza, dal confine giungono scanditi colpi di artiglieria. Si aprono le porte del camion e inizia una surreale distribuzione di elettrodomestici… Surreale: qui non c’è una scuola, gente malata, l’acqua -fino a ieri- era imbevibile. Un kuwatiano elegantissimo si fa riprendere mentre consegna ventilatori e frigoriferi ai profughi. Chiedono che ad eseguire il ritiro siano le donne. Queste arrivano intimidite, faticano a comporre il desiderato sorriso. Tutta l’operazione dura una trentina di minuti. Noi ce ne stiamo in disparte con i nostri abiti coperti di fango e l’aria attonita. Poi altre foto di rito e, come è arrivato, il camion se ne va… IMG_3308Convochiamo una riunione improvvisata con gli anziani. Le donne ascoltano dietro una tenda, che le separa dallo spazio comune. La questione è fondamentale C’è attenzione, la concentrazione è massima. è presente Fabio Viviani, nostro esperto Acquatravel di purificazione, che di questa missione ha condiviso ogni istante… Dopo le prime battute, l’uovo di colombo: realizzare una derivazione all’impianto dell’acqua a monte, stendendo una conduttura fino al campo. Questo permetterebbe di superare a pié pari l’attuale pericolo di contaminazione da parte degli additivi chimici immessi dal proprietario nell’acqua durante l’irrigazione. Dopo le passate esperienze, siamo preoccupati della possibile reazione del proprietario del campo. Con un sorriso, ci rispondono “Ma è un palestinese!!”. Un palestinese, uno che del rifugiato ha vissuto tutte le sfumature, uno che capisce… Lo chiamiamo e giunge con una rapidità giapponese. è affabile, disponibile, felice del nostro interessamento e della nostra proposta. Ispazioniamo il tracciato, fino alla fonte. L’acqua, che esce copiosa, arriva dalle profondità della terra e viene pescata a 500 metri. IMG_3356è calda, come nelle oasi, segno che viene da est e ha attraversato il deserto. Davanti alla fonte stringiamo l’accordo: VdT realizzerà la derivazione, provvederà all’installazione di un’autoclave e stenderà una condotta lunga 1300 metri. Nel frattempo continueremo, tramire i coupon, a fornire acqua alla comunità con l’autobotte… I visi si rilassano, le mani si stringono, la tensione si scioglie nel sorriso. Anche il nostro amico palestinese appare contento: c’invita per una prossima cena a casa sua… Torniamo insieme verso il campo, i rifugiati dalle loro tende alzano il braccio in segno di saluto.

Annibale, da Mafraq, GiordaniaIMG_3350

Le vedove di Hamah


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Il campo sorge su di una superficie pietrosa. L’area è caratterizzata dalla presenza di rocce laviche simili a proiettili, che sinistramente richiamano l’altro lato del confine. Oltre, due scarni campi di grano, ove alle spighe si alterna spazzatura. Nel campo si respira un’atmosfera particolare, un senso di lutto. Sono in maggioranza donne e bambini, giunti di recente dalla Siria. Qualche vecchio. Ci accolgono nella tenda comunitaria e il racconto ha inizio: vengono da un villaggio vicino ad Hamah, 50 km nord di Homs. La città guadagnò gli onori delle cronache agli inizi degli anni ’80 per un massacro compiuto dalle truppe govenative ai danni degli insorti islamici dell’epoca. Si trattò di un’azione verso civili inermi dell’implacabile Assad padre. Il villaggio era abitato da pastori di radicata fede sunnita, le cui donne vestono abiti colorati e portano leggeri veli sui capelli.

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La comunità si rifugiò in Giordania lo scorso novembre, dopo aver sepolto 35 dei propri giovani. Il villaggio, occupato dagli insorti dall’inizio della guerra civile siriana, fu attaccato dai governativi negli ultimi mesi dell’anno, durante la controffensiva che avrebbe portato alla riconquista di Homs. I superstiti giunsero in Giordania guidati dagli anziani, con solo i vestiti indosso.

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Le vedove badano ai figli tenendo lo sguardo basso. Si sentono vulnerabili, appaiono terrorizzate dall’idea di essere internate a Zaatari o in un altro campo istituzionale. Il problema principale è la sopravvivenza. La comunità affitta il terreno da un vicino contadino, contraccambiando con il lavoro agricolo. Il contadino gli fornisce l’acqua, la stessa usata per l’irrigazione. Quando versa nella cisterna i fertilizzanti, li avverte per telefono di non bere per qualche ora, poi giunge l’ordine inverso. Siamo in missione con Fabio Viviani, l’esperto d’acqua di Vento di Terra, che da una prima ricognizione sulle taniche, rientra acciliato: ovunque tracce di agenti chimici. L’acqua ha una caratteristica colorazione azzurra, tracce di verderame e agenti chimici sono inoltre evidenti sul terreno. Particelle verdastre galleggiano sull’acqua considerata potabile. Ci consultiamo e comunichiamo al consiglio degli anziani che devono smettere immediatamente di utilizzare l’acqua del contadino. Non appaiono sorpresi, attendono munti e alteri. Giunge il messaggio atteso: domani verremo a controllare che le cisterne siano state lavate, poi Vento di Terra provvederà alle forniture fintanto non sarà possibile installare un impianto di depurazione o stendere una conduttura alternativa.
La tensione evapora, gli occhi rimangono ascitti, gli sguardi fermi. Stringiamo le mani agli anziani: domani saremo nuovamente qui…

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Per Vento di Terra Massimo Annibale Rossi