I soldati di Karzai

I regolamenti interni appaiono più un retaggio della passata occupazione sovietica che della recente democrazia. E i funzionari sono molti, moltissimi; ogni giorno viene creato un dipartimento nuovo per complicare i già complessissimi iter. è qualcosa di già visto in molte parti del modo. Edifici sterminati, uffici infiniti ed identici e scrivanie vuote. Ma l’accesso ad una scrivania rappresenta un traguardo straordinario per un afghano medio. Traguardo, visto il livello di corruzione del paese, spesso ottenuto mediante scambio di favori o denaro. Alcuni funzionari hanno di fronte Pc di ultima generazione che palesemente non sanno utilizzare. Quindi la migliore giustificazione del burocrate è la burocrazia stessa. Inventare regolamenti sempre più bizantini, che permettano di dare un senso agli apparati di cui si è ingranaggio.
Il burocrate in Afghanistan ha sempre ragione. Perché ti chiede di presentare i documenti in 3 lingue, e pretende di controllare tutte le traduzioni, le vuole certificate, per tenerle poi in bella vista in ufficio. E se la tua pratica non deve passare, se c’è una ragione per ritardarti o farti sudare sangue, non c’è verso. Come in Italia, e in Burundi, si trova il cavillo del cavillo, il timbro sempre mancante in centinaia di pagine di documentazione, l’interpretazione personale dell’articolo da parte del singolo funzionario.
La forza straordinaria di molti afghani, di molti giovani, sta nell’essere coscienti del presente disastro, del prossimo ritiro, dei pericoli di una nuova guerra civile, ma di riuscire a guardare avanti. Nel pensare caparbiamente a una possibile via di uscita. Una reale via, con le persone. Un popolo che non ne può più di occupazioni e governanti corrotti. Un popolo che quando sente la parola giusta l’apprezza e la segue. Ho incontrato molti di questi giovani con l’Afghanistan nel cuore, che lavorano nei quartieri, distribuiscono cibo, medicine e informazione, sostengono l’artigianato e la piccola imprenditoria femminile. Giovani che soprattutto parlano di futuro… Perché il futuro sono loro. A loro il nostro pensiero e il migliore augurio di fine Aid.Image..

I soldati di Karzai

In Afghanistan il servizio di leva non è obbligatorio. Ci si arruola a 20 anni con una paga minima di 200 $ il mese; rancio, alloggio e vestiario garantito. Il numero di vittime tra questi ragazzi è altissimo. L’esercito non possiede gli strumenti degli alleati ed è un obiettivo facile. Soprattutto gli avamposti, i convogli in luoghi isolati. il sistema tende a premiare l’anzianità e la competenza, e lo stipendio aumenta proporzionalmente. Il limite per rimanere in servizio è significativamente alto, e s’incontrano militi con capelli e barba bianche, che hanno superato la cinquantina.

L’esercito dunque paga il conto più salato e c’è un’aspra polemica interna, perché i militari sostengono di essere male equipaggiati. In particolare si lamentano degli M16, di fabbricazione americana, sostenendo che sarebbero di seconda scelta.

Il mito locale rimane il kalashnikov, adottato sia dalla polizia, sia dai talebani. è indicativo che il suo prezzo sul mercato illegale continui a salire. Il 2014 sarà infatti l’anno del ritiro delle truppe Isaf e delle nuove elezioni. è chiaro che sono in molti a pensare di sostituire il diritto delle armi alla corrotta democrazia importata dall’occidente.

Ad Herat, come nel resto del paese, la sicurezza si è deteriorata notevolmente. Fino a primavera di quest’anno erano possibili spostamenti in un raggio di 50 Km. negli ultimi mesi gli agguati e le azioni della guerriglia hanno toccato il perimetro della città. Non si tratta solo di talebani, ma dei cosiddetti “insurgentes”. Sono milizie locali, a loro volta legate a signori della guerra più potenti. Sono anche volgari predoni, che si vantano della qualifica di mujahiddin.

Ciò che appare evidente è il progressivo indebolirsi del governo centrale. In molti temono una deriva simile a quella che tra il 1992 e il 1996 consumò il Governo Rabani e fece sprofondare il paese nella guerra civile. Quando si hanno risorse a disposizione, territori controllati e soprattutto milizie ben armate, la tentazione diviene forte. Ogni signore della guerra sogna di conquistare il potere assoluto.

Molti mujhaiddin si sono trasformati negli anni in mercenari. Si mettono al servizio di chi paga di più. Chiunque abbia più di 20 anni ha una o più appartenenze alle spalle. Avere supportato i sovietici o averli combattuti. Essere entrato in una milizia piuttosto che in un’altra; avere cambiato fronte. Avere sostenuto i talebani od essersi uniti a loro. Ci sono miliziani che hanno fatto tutti i passaggi possibili, ed ora sono nell’esercito governativo. Tutti hanno uno o più fantasmi dietro le spalle e la maggioranza ha combattuto contro il vicino di casa. Questo è un momento di attesa, ma è evidente che le azioni della guerriglia si fanno sempre più ardite. S’intende consolidare l’idea che il potere centrale si stia velocemente logorando e non sopravvivrà alla partenza delle truppe occidentali.

Tutti i soldati esperti dell’esercito afghano, compreso gli alti gradi, provengono dalle file delle milizie e sono stati protagonisti della guerra civile. Ora si trovano a fronteggiare i loro vecchi compagni. Commilitoni con i quali hanno condiviso la guerriglia contro il colosso sovietico e l’immensa soddisfazione d’essere stati i primi a sconfiggerlo. Un dato comprensibile alla luce della situazione attuale, quanto inquietante, è l’aumento delle diserzioni. Soldati che passano da un giorno all’altro dall’esercito regolare ai vecchi o nuovi mujhaiddin .

I talebani in particolare hanno molti soldi ed in molti sostengono siano ancora sostenuti dalle potenti monarchie del Golfo. L’esercito si può permettere paghe da fame ed una strategia ora solo difensiva.

A Kabul ho incontrato un Azara che ha combattuto durante la guerra civile. Ora fa il commerciante. Passavamo di fronte alle rovine del Palazzo reale. Con un sorriso malizioso confessò d’essere stato tra quanti lo hanno bombardato, in altri termini di avere partecipato all’assedio di Kabul costato la vita ad 80 mila persone. Ma il tempo scorre, e la follia della guerra civile è per lui solo un ricordo. È tra quanti ora, e sono molti in Afghanistan, hanno interesse a lasciarsi le macerie alle spalle.Image