Il viaggio d’Ismail verso il paradiso

Herat, 26/7

Ismail è appena tornato dalla Grecia ad Herat, la sua città… Vi ha passato più di un anno nell’inutile tentativo di raggiungere la Germania… Come tanti ragazzi afghani era partito con la speranza di trovare un lavoro, un futuro nella grande Europa. A Francoforte c’è la più grande comunità afghana d’Europa… Ma le porte del paradiso sono chiuse da tempo.

Ismail ha tentato 17 volte, sia da solo, sia affidandosi alle “agenzie”, di varcare il confine. In aereo, via terra, via mare; alla fine è stato arrestato dai greci perché il suo permesso era scaduto. E lì ha incontrato l’inferno di un  centro di detenzione temporanea, gestito da un pese in piena crisi economica e in preda ad inquietanti umori xenofobi. Quattro mesi in uno stanzone con altre 80 persone. Biscotti alla mattina e un sandwich la sera… Espulso.

Ismail non ha perso il suo sorriso e parla della sua storia come appartenesse a qualcun altro. Non prova rancore, solo il dolore intenso di chi ha perso qual poco che aveva per inseguire un sogno. Rimane il quesito di fondo su quest’Europa, maestra di diritti umani e democrazia, che ha inteso liberare l’Afghanistan e molti altri paesi dalla tirannia con le armi, ma che in terra propria a questi “figli” liberati nega uno status umano. Che non trova mediazioni, che non comprende bisogno e desiderio altrui, ma tende a criminalizzarlo. Ad alimentare la paura dell’invasione, a consolidare la fortezza e la logica dell’intervento armato. Non è retorico richiamare il fatto che investendo in sviluppo reale e tagliando le spese militari molti Islmail troverebbero uno sbocco in questo meraviglioso scrigno chiamato Afghanistan.

L’anno prossimo è previsto il ritiro delle truppe Isaf. molti pensano che, come in Irak si tratterà di un ritiro parziale. in primavera si terranno le elezioni e Karzai, l’attuale presidente, non potrà ricandidarsi. L’Afghanistan rinnoverà anche i consigli provinciali e molti giovani sono determinati ad appoggiare propri candidati. si parla di programmi, di priorità, nonostante il fantasma sempre incombente dei talebani. Si parla di futuro in un torrido venerdì di Ramadan nella nuova piscina pubblica di Herat.

Massimo Annibale Rossi

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