Lo zoo di Kabul

Il ramadan a Kabul non è liturgia; è dovere collettivo, è asImageImageImagetinenza condivisa, ostentazione di resistenza fisica e spirituale… La città offre piccole oasi di frescura, qualche rado albero sopravvissuto ai duri inverni di guerra. E i profumi, quanto le esalazioni, sono intensissimi. Le strade brulicano di traffico. Il codice non scritto locale garantisce diritti proporzionali alle dimensioni del mezzo. Così un camion o una blindata possono passare comunque. Nel caos delle ore di punta, sopravvivono le bici, i tricicli. Ieri ho visto sgusciare in mezzo al traffico un vecchio senza gambe. Sotto i moncherini aveva un piccolo carrello, cui il corpo rimaneva incredibilmente fissato. Si spingeva con le mani guantate, evitando chissà come i bestioni della strada. Come in India, la deformazione, la malattia rappresentano mezzi di sussistenza. la deformazione è messa in evidenza e l’esortazione all’elemosina è costante, cadenzata… Mi dicono che a Kabul la mendicizia sia divenuta, come in molti altri luoghi, industria. C’è un prezzo per il posto che si occupa, c’è chi controlla, e raccoglie le elemosine a fine giornata…
D’altro lato il bazar è pieno di vita… La verdura e la frutta arrivano copiose dalla provincia e molti degli artigiani si sono rimessi al lavoro…
Tessitura dei tappeti, cesello del legno, lavorazione della pietra. Sono famosi i lapislazzuli, con i quali, oltre ai gioielli, si realizzano tavoli, piatti, fruttiere… Nel settore degli antiquari il bazar offre un’immagine fedele degli ultimi decenni… Armi, uniformi, medaglie del periodo della monarchia, ma anche della occupazione sovietica e della guerra civile. Nulla del tempo dei taleb, che sembra trascorso come un incubo… Dagli scaffali spuntano elmi e corazze rugginose, la cui armata solo un esperto potrebbe identificare.
Venerdì allo zoo di Kabul. Incredibilmente una parte degli animali è sopravvissuta ai bombardamenti e alla fame degli umani. Tra questi, un vecchio leone che da anni ha perso la compagna e la voglia di vivere. Quattro orsi bianchi si accarezzano l’un l’altro avviliti e mesti nella loro gabbia malandata. I lupi appaiono gli unici a non essersi arresi. Sono smunti, con rade chiazze di pelo e lanciano occhiate d’odio agli umani giunti a godere della loro prigionia. Ancora, con accanimento, percorrono il perimetro della gabbia, cercando una via di fuga…
Ma lo zoo offre anche una vera meraviglia. Si tratta di una ruota panoramica, risalente all’inizio del secolo scorso, giunta dalla Francia. Ora l’ingranaggio è mosso da un motore a gasolio, che comunica il movimento tramite un pneumatico da auto. E lì, sulla ruota, sono tutti insieme, finalmente sorridenti. Il soldato senza fucile, la madre con il burka e quella con lo chador, i piccoli azara e gli orgogliosi pashtun. Buona sera Kabul, sarà una notte di pace.

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