Il cimitero ebraico di Herat

Le scarpe femminili ad Herat sono in plastica. Le suole e le tomaie non sono produzione locale, ma arrivano dall’Iran. Una questione che potrebbe apparire marginale e che riporta invece ad un tema centrale: le donne non indossano il cuoio perché non devono camminare più di tanto e, se anche lo fanno, non hanno diritto ad un privilegio riservato al mondo maschile. Le piccole botteghe, che un tempo lavoravano sapientemente le pelli orientali, ora cuciono plastica luccicante. Le scarpe hanno il vantaggio di distruggersi in fretta, quindi i piccoli manager invocano il fattore moda per proporre nuovi modelli. Le scarpe ben ordinate sugli scaffali non hanno la vanità della contraffazione. Si accontentano di esibire fascette sdrucite con improbabili loghi italiani: Dolce e Gabbana, Gucci. Vanno in vendita al mercato a 4 dollari.

La questione delle materie prime merita un approfondimento. Il governo centrale ha adottato significativi provvedimenti per privilegiare la produzione interna. I TIR che giungono alle frontiere devono essere scaricati e ricaricati su camion afghani. Ma accanto alle leggi scritte in questo paese esiste un codice di comportamento, una grammatica delle relazioni, parallela. Interrompere gli acquisti dall’Iran creerebbe tensioni con il potente vicino, e a catena una situazione destabilizzante nella provincia. Ogni tassello del mosaico afghano è collegato ad un altro in un equilibrio quanto mai fragile.

Ad Herat esiste un antico cimitero ebraico. Gli ultimi membri della comunità hanno lasciato l’Afghanistan dopo il ’48 e la proclamazione dello stato d’Israele. Una famiglia afghana è custode del luogo da almeno 4 generazioni e vive nel camposanto con una nutrita nidiata di bimbi. La nonna è una donnina minuta, ma ferma, che non esprime timore nel parlare con gli stranieri e non veste il burka. In anni lontani, ha assistito alle ultime sepolture. La maggioranza delle tombe appaiono deteriorate. Le lapidi in ebraico sono sparse intorno e una parte del recinto funerario è stato devastato. Dalla data della partenza degli ultimi ebrei di Heret, una famiglia ora residente a Londra assicura un piccolo stipendio ai guardiani.

I custodi del cimitero hanno vissuto tempi difficili. I talebani hanno cercato con ogni mezzo di distruggere il loro tesoro, e in parte ci sono riusciti. In tempi più recenti hanno ricevuto pesanti minacce. Il terreno è ora in una zona centrale e fa gola ai costruttori. L’idea della pacifica convivenza  è stata soffocata da decenni di guerra e dall’imporsi di vecchi e nuovi fondamentalismi. Ad Herat esistevano nella prima metà del secolo scorso tre sinagoghe, di cui una importante.  Il cimitero è testimone di un tempo in cui questa città si fregiava di una dimensione multiculturale, particolarmente vivace. Herat cerniera tra il modo persiano e quello pashtun, tra il grande impero centrale e il continente India. Ne fa fede la composizione etnica della città, laddove la maggioranza dari convive con tagiki, pashtun, azara, turcomanni. Le moschee scite lanciano i loro richiami alla preghiera accanto a quelle sunnite.

L’Afghanistan è uno dei tre paesi al mondo ove la poliomelite è endemica. Campagne sanitarie sono in corso e l’anno scorso si sono verificati solo 15 casi. Ma come in Pakistan l’idea della vaccinazione è associata a timori profondi o al fantasma di castrazione da parte delle medicina occidentale e alcune comunità appongono resistenza. Non è tuttavia raro vedersi attraversare la strada da ragazzini paralizzati. Le sedie a rotelle appaiono quasi sconosciute e in prevalenza utilizzano tavole fissate a  4 sfere. Altri semplicemente tengono le gambe inerti incrociate e si muovono nella polvere e nel traffico facendo leva sulle braccia. Per non ferirsi le mani, alcuni di loro le infilano in ciabatte di plastica.

Nelle città, laddove arriva la corrente elettrica, le televisioni sono diffuse e molto seguite. Qui la fa ancora da padrone il vecchio tubo catodico, di fabbricazione cinese. In un paese che sta al terzultimo posto nella graduatoria della povertà globale, ci sono oltre 50 emittenti televisive. Sono canali religiosi, che trasmettono sure coraniche e dirette dalla Mecca, quanto canali commerciali e un canale nazionale. La televisione è comunque un veicolo di cambiamento e di contatto –e confronto – con l’esterno. Impazzano le soap opera prodotte a Boolliwood e i film americani di azione. Ieri Vento di Terra è stata ricevuta dal vice Governatore di Herat. L’incontro è stato ripreso e trasmesso sul canale nazionale. Da questo momento sarà più difficile mantenere un basso profilo, ma nello stesso tempo la piccola Ong di Rozzano non poteva sperare in una migliore accoglienza da parte afghana.

Da Herat per VdT Massimo Annibale RossiImageImageImageImageImage

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