Il cuore Hazara dell’Afghanistan

Gli hazara hanno caratteri mongoli e le teorie prevalenti li vogliono discendenti delle armate di Gengis Khan. Sono stanziati nella regione centrale dell’Afghanistan, in particolare nell’Hazarajat e rappresentano il 20 % della popolazione. Sono particolarmente invisi ai pashtun, che li hanno sottomessi e a tratti perseguitati. Attorno ad Herat ci sono più comunità hazara.

Sono in maggioranza di religione scita ed alcuni gruppi si sono rifuguati in Iran durante la guerra civile. Il loro leader carismatico –Abdul Ari Mazari- fu giustiziato dai talebani. Ad Andisha vivono 7500 persone, giunte qui nel 2010 da varie regioni centrali del paese. Sono stanziati alla periferia ovest della città, in un’area semidesertica. Ma quali sciti nuovi arrivati sono invisi alla popolazione locale.

Andisha dipende dal distretto di Gazara e possiede un Consiglio di villaggio, che tuttavia Imagenon ha potere amministrativo. Non ha strade asfaltate, né servizi. Nel desolatissimo e polveroso viale centrale è sistemato un pomposo chiosco azzurro. La scuola primaria è provvisoriamente sistemata in alcuni negozi e ricoveri. Si fa inoltre, quando possibile, lezione all’aria aperta. Gli hazara tengono nella massima considerazione l’istruzione e chiedono una scuola.

Al margine del villaggio c’è un laboratorio di tappeti. Ci lavorano 5 donne e una bimba. Quando entriamo, non alzano neppure la testa per guardarci; continuano veloci e precise il lavoro. Per terminare un tappeto in lana di 4 per 3 metri ci vogliono 2 mesi. I tappeti vengono venduti a Herat da un commerciante locale a 300 $. Quanto queste donne possano guadagnare è evidente. Sono giunte a Hadisha per lavorare, affidate alla comunità dalle famiglie, probabilmente a riscatto. Non escono mai, lavorano dall’alba fino a notte, dormono e mangiano in uno spazio di forse 20 m2. Il telaio è manuale, come nel mondo pre industriale, ma la loro opera costa talmente poco da essere ugualmente stesso redditizia.

I gesti sono meccanici, la spoletta ritma le loro infinite giornate di lavoro. La bimba è l’unica che dopo un po’ abbia il coraggio di lanciarci uno sguardo. A loro, con tanto affetto l’ultimo pensiero di questa lunga giornataImageImage

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