Vento di Terra in missione a Kabul: prime impressioni

Prime impressioni da Kabul. È un posto assediato, in piena guerra, in cui si avverte il peso della presenza degli eserciti Nato. I soldati controllano solo una parte della città e poco del paese. Il quartiere Nato e governativo è un enorme bunker: muri, torri, cavalli di frisia, check point durissimi e armi da guerra… lanciagranate, anticarro e blindati ovunque… Gli americani sono trincerati… Invisi alla popolazione non fanno un passo fuori del compound… i segni della guerra sono dappertutto. In particolare il numero dei mendicanti è enorme. Storpi di ogni genere e persone malatissime vagano per la città, molto spesso in stato di confusione mentale. Qui c’è la neve e un terzo delle persone e dei bimbi sono senza scarpe… Kabul è piena di spettri. Sono donne abbandonate dal marito o vedove, coperte da burka stracciati che vagano mendicando.. anche una crosta, anche un tozzo di pane… vivono e muoiono per strada all’addiaccio, senza poter mai mostrare il volto… I bimbi di strada sono spesso denutriti, come ho visto solo in Mozambico o India… gira molto oppio, come rimedio all’inedia.
Le misure di sicurezza x gli espatriati sono massime. Non possiamo prendere mezzi pubblici, inclusi i taxi, uscire senza logista o scorta, fare foto… Qui ti sparano per uno scatto indesiderato… Ristoranti, centri commerciali e hotel sono a loro volta blindati, nel senso che in passato venivano assaltati dai taleban. Ora il livello di complessità del disastro Afghanistan è significativamente alto. Se la Palestina subisce un conflitto a bassa intensità, questo è un conflitto aperto. Gli interessi e le presenze sono molteplici… in questo momento l’Afghanistan è da considerare il crocevia di + conflitti: Pakistan – India e Cina, Usa/Nato – Iran, Russia /Usa… Da più parti è interesse che la situazione si mantenga destabilizzata e destabilizzante. L’interesse Nato è continuare a presidiare l’oleodotto che arriva dalle ex repubbliche Urss caucasiche e il secondo in costruzione.
Gli afghani con cui parlo mi confermano che i soldati sono stati dal principio parte del problema e non della soluzione… Così come il governo Karzai, imposto dall’Amministrazione Bush all’inizio delle operazioni militari. Per le ong è vitale operare in termini di autonomia e cultura di pace, comunicando sul campo una differenza in termini di finalità e metodo rispetto ai militari. La cooperazione non è complementare alle azioni militari, ne è un’alternativa. Colpisce come a Herat l’esercito italiano si sia sostituito alle ong realizzando un ospedale pediatrico. Il punto è che la struttura è stata costruita a 20 km dalla città, senza tenere in considerazione i problemi di spostamento delle madri.
Ho parlato della questione della presenza delle ong internazionali con Hawca, associazione locale dagli anni ’90 impegnata nella difesa dei diritti della donna. Organizzano centri di accoglienza, formazione, corsi in varie aree del paese, compresa Herat. Sono contro l’occupazione militare e per un rapido ritiro e considerano il governo Karzai imposto dall’esterno. Ho parlato inoltre con un medico afghano che conosce bene i risvolti politici internazionali del caso Afghanistan. Entrambi mi hanno confermato che il target è l’esercito di occupazione e che la gente ha ben presente la differenza tra un m16 e una colomba… La relazione tra la gente e la cooperazione –quella vera- è ancora buona. Insomma una sollecitazione ad andare avanti da persone che ritengo molto autorevoli.
da Kabul. Annibale per Vento di TerraImageImageImageImage

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