Ciak si gira nella Scuola di Bambù!

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I ragazzi di Wadi Abu Hindi (Gerusalemme Est) partecipano ad un laboratorio di videomaking (2012)

Reporter per un giorno! I giovani ragazzi e ragazze della comunità beduina Jahalin hanno invitato Abu Hammad, il fratello del Mukthar di Wadi Abu Hindi (autorità religiosa del villaggio ad est di Gerusalemme) per un’intervista sulla cultura tradizionale locale e la vita quotidiana.

“Cosa vuol dire per te essere un Jahalin? Come trasmetti ai tuoi figli l’identità beduina? Cosa ti rende fiero della tua cultura e cosa invece rappresenta una sfida per te?”, queste ed altre le domande rivolte da questi giornalisti in erba.
Le risposte verranno utilizzate per un documentario, girato dagli stessi giovani e realizzato in partnership con il Palestinian National Teather. Il lavoro è parte del progetto di Vento di Terra sulla valorizzazione della tradizione orale beduina, finanziato dall’Unione Europea.
“E’ anche un modo per permettere ai ragazzi stessi di riscoprire la loro identità e cosa significa essere un Jahalin e di ascoltare gli anziani del villaggio esprimersi sul significato della propria cultura”, dice Ahmad, il videomaker che ha organizzato il laboratorio.
Tra pochi giorni il Mukhtar stesso incontrerà i ragazzi della Scuola di Bambù durante il laboratorio di scrittura creativa promosso dal Tamer Institute, per rispondere a nuove domande e raccontare ai giovani studenti le storie e le leggende della loro tradizione.

La ricerca continua!

[Vuoi sostenere il diritto all’istruzione delle comunità beduine a Gaza ed in Cisgiordania? … Scopri come! Il futuro si fa a Scuola!]

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Guarda la Photogallery – The Bedouin Oral Tradition – Video Workshop

L’Asilo “baciato dal sole” a Gaza

Guarda il video sulla Terra dei Bambini di Gaza

L’asilo di Gaza realizzato da Vento di Terra e co-progettato da ARCò – Architettura e Cooperazione e Studio MCA Architects. (Clicca sull’immagine per vedere il video in inglese)

La TV panaraba Al Arabiya ha dedicato un servizio all’asilo che abbiamo realizzato a Gaza per i bambini e le mamme della comunità di Um al Nasser. Il primo centro per l’infanzia della Striscia che sfrutta la preziosissima energia solare per ‘vivere’. Naturalmente anche l’energia dei 150 bimbi che giocano e imparano tra le mura fatte di sacchi di sabbia!

Volete aiutare i bambini di Um al Nasser, regalare dei libri per la loro biblioteca o fare un pieno allo scuolabus del villaggio? Scoprite come…

(Traduzione dall’articolo di Al Arabiya.net)

Il governo italiano ha finanziato di recente un progetto nel distretto di Khan Younis nella Striscia di Gaza, per la creazione di una scuola materna alimentata ad energia solare.

I pannelli solari, installati sul tetto dell’asilo di Um al Nasser catturano l’energia del sole che genera abbastanza elettricità da alimentare tutto l’impianto elettrico della scuola per l’intero giorno.

Naheda Khail, coordinatrice del progetto di Vento di Terra [l’Ong italiana che ha realizzato il progetto] a Gaza spiega che l’energia solare è economicamente sostenibile e rispetta l’ambiente

La scuola materna di Um al Nasser è composta di otto aule e ospita 150 bambini della comunità beduina locale.

Sharayha Ibrahim, un ingegnere, spiega che ci sono due convertitori di energia in loco per assicurare una fornitura continua di energia elettrica.

“La scuola utilizza energia alternativa. Dà circa 10 kilowatt di energia elettrica – Aggiunge Ibrahim – ogni convertitore produce 5 kilowatt. Anche  la moschea situata vicino alla scuola beneficia della stessa energia solare 24 ore su 24”.

La direttrice dell’asilo, Fatma Abu Rashed ha detto che la scuola non ha bisogno di ricorrere all’energia intermittente grazie al costante approvvigionamento di energia solare.

Questo non è il primo progetto di energia solare a Gaza finanziato dal governo italiano: infatti 5 unità di terapia intensiva su 15 nell’ ospedale Shifa di Gaza, sono alimentati grazie ad un impianto fotovoltaico.

[…]

I blackout [dovuti alla scarsità di carburante causata dal lungo embargo  che affligge la popolazione] colpiscono molti dei 1,7 milioni di residenti  nella Striscia. Per questo sempre più spesso vengono preferiti progetti che sfruttano l’energia solare per affrontare il disagio e soddisfare la comunità locale.

[…]

Otto famiglie beduine rischiano di perdere la casa nel villaggio della Scuola di Gomme (Khan al Ahmar)

[Aggiornamento 10/05/12, 14.21 +1GMT) :  la demolizione delle abitazioni delle otto famiglie beduine sarebbe stata rimandata. Secondo fonti locali, i Khurshan avrebbero 7 giorni di tempo prima che le loro case vengano demolite] 

Domenica scorsa nel villaggio della Scuola di Gomme, Khan al Ahmar, alcuni ufficiali dell’Amministrazione Civile Israeliana hanno consegnato otto ordini di sfratto (eviction order) ad alcune famiglie della comunità Kurshan.

Il ricorso presentato dai beduini per fermare l’ordinanza è stato respinto e le famiglie hanno tempo fino ad oggi pomeriggio per smantellare da soli queste strutture, prima che vengano demolite dall’amministrazione civile israeliana.

I beduini palestinesi in Cisgiordania vivono da anni in condizioni di vita inaccettabili: isolati, esposti a continue minacce e privati di servizi di base come l’energia elettrica o l’acqua. Il fotoreporter Giuliano Camarda, che collabora coi nostri progetti, racconta la loro realtà quotidiana in un bellissimo servizio fotografico pubblicato da ABC News.

In questi giorni temiamo ancora di più per il futuro della Scuola di Gomme, costruita nel 2009 con copertoni d’auto usati e argilla e dei cento bambini Jahalin che la frequentano.

Il ministro della Difesa israeliano – secondo quanto riferito ufficialmente lo scorso 19 aprile alla Corte Suprema  – ha  deciso che la scuola verrà trasferita in un altro sito e ha sollecitato “le autorità competenti ad individuare il luogo adatto nei prossimi mesi”.

Ma in un servizio della TV israeliana Channel 1, si fa avanti un’ipotesi molto preoccupante: la scuola rischia di essere demolita al termine dell’anno scolastico, cioè fra poche settimane!

Per questo stiamo continuando a raccogliere il maggior numero di firme possibile da presentare al Consolato Italiano a Gerusalemme il 4 giugno, affinché intervenga in difesa della scuola.

Cosa puoi fare?

Regala un futuro ai bambini della scuola di Gomme.  Vogliamo agire prima che suoni l’ultima campanella nella Scuola di Gomme. – Nostro obiettivo è garantire servizi educativi indispensabili per oltre 300 bambini beduini. Partecipa alla nostra campagna per il diritto all’istruzione delle comunità beduine … IL FUTURO SI FA A SCUOLA

Parti per un viaggio di conoscenza in Palestina. La tua presenza porterà un forte messaggio di solidarietà e sostegno per le comunità beduine palestinesi.(Continua…


Venerdì 11 maggio allo Spazio Aurora di Rozzano abbiamo organizzato una serata musicale per le Scuole nel Deserto. Visita il  nostro sito per conoscere i prossimi incontri.

Da ivan … “Poesia, il canto Palestina”

Prima di tornare in Italia, ivan , poeta di strada e co-fondatore di Art Kitchen , ci ha regalato una poesia sulla sua esperienza con i beduini Jahalin.

ivan ha partecipato al nostro progetto per la valorizzazione della tradizione orale beduina finanziato dall’Unione Europea: laboratori di teatro, fotografia, scrittura creativa e video-editing che coinvolgono 30 adolescenti e 300 bambini delle comunità Jahalin. La riscoperta delle radici culturali in un ambiente sconvolto dal conflitto è fondamentale per valorizzare l’identità beduina. Specialmente le nuove generazioni, intrappolate in Area C dal muro di separazione e dai checkpoint, rischiano di perdere un patrimonio tradizionale legato alla “civiltà della tenda”.  

Ti ricordiamo che puoi fare tanto anche tu per i piccoli delle scuole nel deserto in Palestina. Segui la nostra campagna IL FUTURO SI FA A SCUOLA!

Progetto: La Tradizione Orale Beduina. (Foto di Marco Properzio)

la poesia d’oggi rincorre il sole

tra le nostre parole vernice ad asciugare

accanto capre e speranza di spine

muove lo sparo le rime

dei brividi fior di pelle

per l’occupazione della nazione a bada un quintale di sentinelle

ritratto noi sparsi l’abbraccio la palestina

il  vento colmo la polvere che alza la terra

Inchioda i cannoni e frena la guerra

s’ogni risposta occorre una domanda

altrimenti è solo ricatto per chi

coi pugni duri e la legge del gregge

comanda

la terra santa è stanca e pianta

un seme gelato di lacrime e sangue

se strozza la voce la pace distesa

la discesa più ripida il precipizio

ch’è vizio l’ inizio perso il tempo

d’un conflitto che come il cemento si mangia il futuro a muso duro

ed è tormento il mondo come fosse veleno il giorno

come la luce che cade la fossa della notte

senza più mattino

per fare ritorno

Coloriamo il mondo con i Bambini Jahalin!

Video

Ecco i nostri piccoli e grandi artisti all’opera! In questi giorni ivan, Mork e gli artisti palestinesi di On the wall hanno colorato il tunnel di Wadi abu Hindi.

Assieme a loro i bambini beduini che partecipano al progetto di Vento di Terra per la valorizzazione della tradizione orale beduina finanziato dall’Unione Europea. Ecco un piccolo collage dei momenti più belli della giornata che vi raccontiamo grazie agli scatti di Marco Properzio

Come sempre potete seguire e commentare  il viaggio di ivan anche sulla sua pagina FACEBOOK e sul suo account TWITTER (@ivantresoldi).

Vuoi partire per un viaggio solidale, visitare la Palestina e visitare le Scuole nel Deserto come ivan? vieni con noi a giugno!

Anche restando in Italia puoi partecipare ai nostri progetti per il diritto all’istruzione dei Jahalin. Partecipa alla campagna IL FUTURO SI FA A SCUOLA !

 

Il diario di viaggio di ivan in Palestina (Giorno 2)

Ecco il secondo racconto del viaggio in Palestina di ivan, poeta di strada e artista, co-fondatore di Art Kitchen che partecipa al nostro progetto per la valorizzazione della tradizione orale beduina finanziato dall’Unione Europea.

Wadi Abu Hindi – I bambini Jahalin dipingono assieme ad ivan, mork e il gruppo On the wall. (foto di Marco Properzio)

Oggi è stata pittura, colore, sorrisi, risa accese e tanto colore
gettato. Pur un muro, sempre un muro. Alcuni, sopratutto in Palestina,
hanno un “sapore” diverso.

Il vento denso di terra (pare un gioco di parole ma il primo pomeriggio eravamo in una nuvola di polvere) ha portato le parole di molti, donne velate tanto dal pudore quanto dalla curiosità, bambini come biglie sparse la spiaggia, asini al trotto dei mocciosi, auto scosse dalle buche e sguardi a perdita d’occhio.

Il murales realizzato a Wadi Abu Hindi racconta di noi (i “Gaetani” del Mork e la mia poesia d’assalto), dei tratti distintivi della cultura e della vita della comunità Jahalin (disegnati magistralmente da Abdullah e dai ragazzi di On The Wall), dello sguardo attento di Marco e della sua insuperabile macchina da presa, di chi è passato, ha sussurrato o solo guardato lasciando silenzi loquaci come pazzi e pesanti come massi.

Domani saremo ancora di pennelli per le ultime finiture e speriamo che, pur felici per la giornata passata a sparger colore il cemento, la
prossima volta che capitiamo in Palestina, di muri da dipingere, ce ne
siano sempre meno.

ivan
Potete seguire e commentare  il viaggio di ivan anche sulla sua pagina FACEBOOK e sul suo account TWITTER (@ivantresoldi).

[Vogliamo fare ancora tanto per i bambini Jahalin e abbiamo bisogno anche di te. Partecipa alla campagna IL FUTURO SI FA A SCUOLAVuoi partire per un viaggio solidale, visitare la Palestina e visitare le Scuole nel Deserto come ivan? vieni con noi a giugno! ]

Il diario di viaggio di ivan in Palestina (Giorno 1)

ivan, poeta di strada e artista, co-fondatore di Art Kitchen, partecipa al nostro progetto per la valorizzazione della tradizione orale beduina della Comunità Jahalin. Vi proponiamo il suo appassionato diario di strada. 

2009 – Un’istantanea del primo viaggio di ivan in Palestina

Essere ancor una volta in Palestina, tra gli scoscesi ruvidi dei territori Jahalin e tra gli abbracci densi della gente di Ramallah, è come trovarsi migliaia di chilometri distanti, pur sentendosi a casa.

In questi primi nuovi passi del nostro viaggio abbiamo raccolto il saluto stretto di Maria Luisa e di tutta Vento di Terra, degli educatori e formatori palestinesi che si occupano del progetto sulla valorizzazione della tradizione orale beduina,finanziato dall’Unione Europea, dei giovani della comunità di Abu Hindi, di chi lavora quotidianamente per un futuro di pace nei territori occupati.
 
Essere e impegnarsi in Palestina poi, per noi di Art Kitchen, e per molti altri accanto, significa comprendere che nei nostri tempi ogni conflitto e ogni ingiustizia è legata ai destini di chiunque nel mondo, che ognuno merita il regime che sopporta e che occorre presidiare i nostri tempi con la forza delle parole quanto delle pratiche solidali.
 
Agire nel nostro tempo vuol dire incontrare la diversità e trarne risorse, superare la difficoltà con impegno quotidiano, accendere il sorriso di chi spesso ha scordato le risate.
 
In questi giorni lasceremo colore, disegni e poesia sui muri che incontreremo (fisici e mentali), raccogliendo un pugno di terra libera che porteremo in Italia, nel tentativo di diffondere  – anche con la seconda stagione di Palestina Viva che aprirà i battenti il 22 giugno prossimo a Brescia – quei racconti e quei non detti che si spiegano meglio stando zitti e che, spesso e soprattutto nel nostro primo mondo, cadono inascoltati o semplicemente ignorati.
 
con la sera ormai scesa ovunque
 
da Ramallah
ivan

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